Cornate, operai morti in fabbrica Quattro gli indagati per omicidio

Giornata di interrogatori per Giordano Baggio, il sostituto procuratore della Procura di Monza che si occupa dell’incidente sul lavoro di mercoledì pomeriggio in un’azienda di materiale plastico di via Stucchi 78 a Cornate. Giornata di interrogatori e quattro persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo aggravato. I fatti, il dramma.
Erano circa le 17 quando lo scoppio di un macchinario ha provocato la morte di due dipendenti e il ferimento di altre tre persone. Oltre alle due vittime sono state infatti coinvolte nell’incidente un terzo operaio, il titolare e suo figlio, tutti portati in ospedale: i primi due in stato di choc, il giovane con un braccio rotto. Gli inquirenti hanno iniziato a vagliare le testimonianze di Paolo Cirasa, 59 anni, fondatore della Masterplast, e di altri dipendenti presenti nello stabilmento, nel tentativo di fare luce sulle cause dell’esplosione del macchinario. Si tratta di un «estrusore» un’apparecchiatura in grado di colare la plastica liquida e ridurla in piccole palline. Rottura del macchinario definita «inusuale», la macchina era infatti nuovissima, dai tecnici della Asl, che stanno eseguendo gli accertamenti insieme ai carabinieri diretti dal colonnello Enzio Spina.
In particolare il magistrato ha già nominato un perito affinché compia gli accertamenti di rito, «perché non si è mai visto esplodere un macchinario per la lavorazione di materiale plastico» sostengono gli esperti. Gli investigatori lo stanno esaminando, per individuare, in base a come si è scomposto, la causa della deflagrazione che ha «disintegrato», il corpo di Raimondo Casati che si trovava a 15 metri di distanza. Il 48enne, che viveva con la madre a Vimercate, è stato colpito da pezzi di ferro incandescenti e catapultato a dieci metri di distanza. Con lui ha perso la vita anche Moussa Compare, 28 anni immigrato del Burkina Faso, che lascia una moglie e due figli. La terza persona investita dallo scoppio, Erik Cirasa, 28 anni, figlio del titolare, è stato invece operato. Le sue condizioni sono stazionarie e ritenute non gravi. Il giovane è stato sottoposto all’intervento per ridurre la frattura al braccio, mentre non appaiono preoccupanti le ferite all'addome. Per i medici la prognosi è di un mese.
La speranza degli inquirenti è capire se a provocare l'esplosione si stata la miscela di alimentazione o un errore nella manutenzione al momento della pulitura della macchina. L’estrusore già da cinque giorni funzionava a singhiozzo e la mattina stessa dello scoppio aveva evidenziato più di un problema. Per il momento la Procura non ha ancora formalizzato un’accusa, in attesa delle risultanze tecniche: la prima ipotesi sarebbe quella di omicidio colposo a carico di ignoti.