Cornee espiantate senza il consenso dei familiari

Gravissimo errore al Centro trapianti di Genova dove i medici non si accorgono del "no" espresso sul modulo per le donazioni. Dopo le scuse, la vedova decide di dare l'ok

Genova - Non se l’è sentita di dire «sì», ha chiesto che suo marito venisse sepolto così come lei l’ha visto durante l’ultima stretta di mano. La vedova ha insistito e firmato perché gli occhi che l’hanno guardata fino all’ultimo restassero intatti. Ma per un errore, un banale errore di moduli, le cornee del suo Giovanni sono state espiantate ugualmente nella speranza che potessero far vedere altri occhi. Al Centro Trapianti di Genova, all’ospedale San Martino, è stato commesso quello che gli stessi medici ammettono come un «grave errore», il primo in Italia. Mai finora erano stati espiantati organi a chi espressamente aveva negato il consenso.

Tutta colpa di un modulo di troppo. Perché la legge prevede che solo per il prelievo di cornee sia necessario un consenso scritto esplicito, e non è applicabile il silenzio assenso. Senza quel modulo allegato al certificato di morte nessuno avrebbe toccato gli occhi di Giovanni Franzoni, 66 anni, operaio in pensione, ucciso da un tumore ai polmoni. Ma, probabilmente per un eccesso di zelo, quel modulo di consenso è stato allegato, pur se con l’aggiunta di un piccolo avverbio, un «non» davanti alla dichiarazione di consenso, che ha ingannato l’équipe del centro trapianti. Visto che la famiglia aveva negato l’espianto sarebbe stato sufficiente, anzi sarebbe stato corretto, non inviare il modulo. Vedendolo allegato al certificato di morte, quel «non» scritto anche abbastanza in piccolo, è passato inosservato, perché la presenza di quel foglio firmato dalla vedova sembrava per forza voler dire che il consenso era stato dato.

Oggi partiranno le comunicazioni ufficiali da parte dei medici del Centro Trapianti, ma ormai quel che è accaduto giovedì scorso al San Martino è chiaro. Sono stati gli stessi medici ad accorgersene e ad avvertire la famiglia. Certamente se non lo avessero fatto nessuno avrebbe mai saputo nulla, ma ha prevalso l’etica professionale. Anzi, la scelta non è neppure mai stata in discussione. «Quando ci siamo resi conto dell’errore nessuno di noi ha avuto alcun dubbio - spiega Andrea Gianelli Castiglione, responsabile del Centro prelievi della Liguria -. Ho chiamato io la vedova e le ho chiesto un incontro». Passato qualche attimo di sgomento, la signora però si è detta disponibile ad autorizzare il trapianto su un paziente. «Le ho spiegato come sono andate le cose, naturalmente le ho porto tutte le scuse e durante il colloquio mi ha dato questa disponibilità - conferma il professor Gianelli Castiglione -. In un secondo momento, dopo il rosario e alla presenza della famiglia, l’ho invitata a formalizzare la disponibilità, ma purtroppo nel frattempo è sopraggiunto un secondo referto che ci avvertiva della non utilizzabilità delle cornee conservate nella nostra banca dei tessuti. Il paziente deceduto era affetto da epatite».

Tutto inutile, una seconda terribile notizia per la vedova di Giovanni Franzoni, che accettate le scuse ripete di non aver neppure la forza e i soldi per «pagarsi un avvocato e chiedere i danni». In questo senso però dal Centro Trapianti si sta già facendo il necessario. «La comunicazione formale del riconoscimento dell’errore che stiamo facendo partire potrebbe abbreviare l’iter del pagamento dei danni qualora la famiglia lo chiedesse», spiega Andrea Gianelli Castiglione, ben consapevole che l’aspetto del risarcimento è quello meno importante per il Centro Trapianti e l’ospedale. Resta quello che sui documenti i medici hanno definito «evento avverso grave» per fortuna «senza danno al paziente». L’espianto degli occhi non autorizzato, anzi espressamente negato, è avvenuto.