Cornetto di notte I residenti del centro difendono il «coprifuoco»

Altro che cornetto vietato, è semplicemente una questione di civiltà. Il provvedimento comunale di vietare la vendita di prodotti alimentari ai cosidetti «laboratori» (come il cornetto, la pizza e gli alcolici) fino all’alba viene strenuamente difeso dalle associazioni dei cittadini del centro storico.
Che in un comunicato congiunto difendono il Campidoglio dagli attacchi indiscriminati di chi invece vorrebbe continuare a creare confusione di notte rendendo invivibili molte zone del centro storico. «In questi giorni ha suscitato in noi indignazione leggere su alcuni giornali articoli - si legge nella nota - che, in merito agli annunciati provvedimenti di regolamentazione oraria, hanno urlato al cornetto notturno negato e di politici che hanno inneggiato alla disobbedienza civile pur consapevoli che questo diritto si contrappone a un altro, fondamentale, negato a migliaia di persone che abitano in alcune zone di Roma: il diritto al riposo notturno e quindi il diritto alla salute». «Parlare di cornetti è molto riduttivo - prosegue -. Si tratta di laboratori artigianali alimentari (creperia, yogurteria, gelateria, pizzeria, pasticceria, piadineria, kebab, panineria). La realtà dei fatti, e basta farsi un giro la notte ad esempio a Trastevere o a Campo dei Fiori per appurarlo, è che queste attività, fiorite come funghi, rimangono aperte fino all’alba vendendo perlopiù vino, birra e liquori e sono ritrovo di numerose persone che creano assembramenti, confusione e disturbo alla quiete pubblica. Difatti ci pervengono continuamente lamentele di famiglie disperate che, attanagliate da un inquinamento acustico notturno oltre a ogni limite, hanno la vita distrutta».
«Che senso ha aver disposto il limite di apertura di nuovi locali, perché presenti in numero insostenibile, se poi si permette ai laboratori artigianali di proliferare esercitando nei fatti lo stesso tipo di attività? - conclude la nota congiunta -. Infatti il vuoto normativo riguardante il loro orario e la facilità di apertura (non serve alcun requisito professionale ma la semplice partita IVA e pochi giorni) viene usato come semplice escamotage per aggirare il contingentamento delle licenze di bar, ristoranti, pub».