Cornigliano, j’accuse di Biasotti: «Ora Genova è ostaggio di Riva»

Paola Setti

Claudio Burlando fa dell’ironia: «Ci credo che non è contento, io ho fatto in quattro mesi quello che lui non ha fatto in cinque anni». Lui è Sandro Biasotti e oggi è più nero del fumo che non uscirà più dall’altoforno dell’Ilva. Non ha voglia di ridere, l’ex governatore: «Per fare un regalo a Riva senza condizioni ambientali né occupazionali, sarebbe bastato un giorno».
Burlando ha appena presentato al consiglio regionale «l’atto modificativo all’accordo di programma del 29.11.99», e cioè il documento che porta alla definitiva chiusura dell’altoforno e delle levorazioni siderurgiche a caldo con potenziamento del freddo. Dice che l’Ilva avrà diritto di superficie per 60 anni su un 1.050.572 metri quadrati, oltre alle banchine. Che il Gruppo Riva si impegna a mantenere gli attuali livelli di occupazione. Che l’imprenditore investirà 770 milioni di euro per potenziare le attività siderurgiche a freddo e per incrementare le funzioni portuali collegate. E che alla società per Cornigliano torneranno le aree per rifare la viabilità di scorrimento a mare, realizzare un distripark retroportuale di 144mila metri quadri, riorganizzare gli impianti ferroviari correlati. Il tutto con un costo per l’Ilva di 8 milioni di euro. «Capisce? Otto milioni, niente. Questo è un regalo a Riva e la città cosa ci guadagna? Niente, anzi, ci perde». Lo scontro (...)