Coro di proteste: «Le nuove stazioni cadono già a pezzi»

(...) le piastrelle di rivestimento si sono staccate da subito, le biglietterie automatiche risultano spesso fuori uso. Senza contare - insistono gli accusatori più inesorabili - che il colmo dei colmi è un altro: in questa stazione si fermano quattro treni al giorno! Due in un senso, due nell’altro, uno alla mattina e uno alla sera. Record mondiale di inutilità, per giunta pagato a peso d’oro». Stessa musica, o quasi, per l’altra stazione inaugurata in contemporanea, a San Biagio-San Quirico: 2 milioni e 900mila euro, quasi 6 miliardi di lire, di spesa per due marciapiedi rialzati, percorsi tattili per non vedenti, scale di accesso per diversamente abili, pensiline e panchine ergonomiche, emettitrici automatiche, monitor informativi... Ma anche qui, le critiche piovono a cascata. «Sempre i miseri quattro treni che fermano dall’alba al tramonto, e noi passeggeri che dobbiamo fare le corse sui binari perché la maggior parte dei vagoni si trovano abbondantemente oltre i confini del marciapiede. Nel frattempo però - sono le lamentele più frequenti - rischiano di cascarci in testa i pezzi di intonaco dai muri appena pitturati».
E poco importa che Rete ferroviaria italiana, la società dell’infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato che ha appaltato la costruzione dei nuovi impianti nell’ambito di un piano di potenziamento e razionalizzazione della rete regionale, abbia fatto riparare i guasti più macroscopici a pochi giorni dalla segnalazioni degli utenti inferociti: al di là delle considerazioni obiettive sulla qualità delle opere di natura edilizia, resta soprattutto l’interrogativo sulla congruità dell’investimento in rapporto all’effettivo utilizzo. Oltre tutto, fanno osservare le associazioni di tutela di consumatori e utenti, è mancata clamorosamente un’adeguata informazione al pubblico dell’entrata in servizio delle due stazioni, col risultato che i pendolari (dovevano essere i primi beneficiari delle strutture) ne hanno scoperto l’esistenza solo dopo che i problemi sono stati segnalati dalla stampa e dalla televisione.
Ma le Ferrovie si difendono: l’operatività delle stazioni di via di Francia e San Biagio, spiegano, ha coinciso con lo sciopero di due giorni del personale di Rfi che ha compromesso l’avvio ordinato del rodaggio. Per quanto riguarda i difetti riscontrati su muri e pavimentazione, le Ferrovie hanno «affidato l’appalto delle opere civili a un’associazione temporanea di impresa composta da due società di Genova (Sirce e Rebora Impianti)» che hanno, pertanto, provveduto anche alle riparazioni di competenza. «Esistono le normali garanzie da contratto - ribadisce Rfi -, e noi ci atteniamo a quelle». E le mini-pensiline, i marciapiedi troppo corti, il vento che investe i passeggeri sui binari? C’è una risposta anche per questo: «Si tratta pur sempre di stazioni locali, non aveva senso dotarle di strutture troppo esasperate, nelle dimensioni, rispetto all’utilizzo previsto. Il vento, infine, mica lo possiamo deviare...». Il vento no, ma qualche treno in più, forse, si poteva dirottare in queste stazioni, viste le necessità dei pendolari e gli slogan ripetuti alla noia da Comune e Ferrovie, tipo: «Treno + bus è bello», «Scendi dal treno e sali in bus», e simili. E anche se Rfi fa sapere che «si è decisa l’operatività di queste stazioni a titolo sperimentale, d’intesa con la Regione, per verificare l’effettivo bacino di utenza e introdurre, eventualmente, gli opportuni cambiamenti», la sensazione degli aspiranti passeggeri è un’altra: che - in buona fede, per carità - ogni ente pubblico ragioni e decida senza coordinarsi con gli altri enti pubblici e le amministrazioni locali. Col risultato di far pagare le conseguenze all’utenza che, a sua volta, paga caro il servizio e il disservizio. La conferma che non si tratta dei «soliti mugugni» degli incontentabili arriva dall’assessore alla Mobilità e Traffico, Arcangelo Merella che ha espresso «sorpresa e forte perplessità di fronte all’orario che caratterizza le fermate dei treni nelle nuove stazioni». Per questo, Merella ha scritto alla direzione trasporto regionale di Trenitalia e al collega assessore regionale Luigi Merlo, constatando in particolare che «le fermate sono solo due per ogni senso di marcia e in orari non coincidenti con gli spostamenti casa-lavoro. Urge quindi la revisione degli orari che tenga conto delle esigenze generali». Che sia il caso di far salire a bordo anche un consulente di comunicazione?