Il coro triste dei «Brunellisti»: perse immagine e credibilità

Da Capanna all’Uccelliera, presentata l’annata 2003. Martedì vertice per uscire dalla crisi

Al padiglione 8 del Vinitaly ci sono le più autorevoli denominazioni della Toscana: Chianti Classico, Nobile (e poi San Gimignano, Rufina, Maremma) e, soprattutto, Brunello. Loro, i "brunellisti" sono tanti e tutti sembrano avere perso l'ottimismo (nostro, vostro, loro) delle scorse edizioni, visto che la bomba del Brunello taroccato è scoppiata proprio al via del Vinitaly. Martedì si ritroveranno a porte chiuse per trovare la via del riscatto. Quattro grandi aziende della denominazione (Antinori, Argiano, Banfi e Frescobaldi), sono nel mirino della Procura di Siena. Avrebbero prodotto Brunello utilizzando anche varietà non previste dal disciplinare di produzione, che obbliga all'utilizzo di solo sangiovese, probabilmente per rendere i vini più seduttivi, di più facile lettura, più adatti al mercato mondiale. Fatto grave, se accertato, e reso ancora più grave a livello mediatico dall’inchiesta per adulterazione vera e propria nel resto d’Italia.
Per il momento l'aria è pesante, i tanti produttori presenti sono preoccupati, alcuni di loro addirittura furibondi. È comprensibile. In gioco non c'è solo l'immagine e la salute commerciale della denominazione, ma pure il benessere dell'intera comunità ilcinese, la credibilità della loro terra. Perché non c'è grande denominazione toscana altrettanto ricca di vignaioli autoctoni, legati in modo viscerale e trasversale ai luoghi e alle consuetudini locali.
Oggi hanno successo, ma non è stato facile ottenerlo: hanno dovuto imporre uno stile, hanno faticato a costruirsi un'immagine - a crearsi un marchio - soprattutto quando la critica gli preferiva tipologie meno personali (e forse proprio in quel momento i Brunello in odore di eresia hanno cominciato a prendere piede).
A Verona hanno portato le annate più recenti: il Brunello 2003 (annata torrida, vini torridi, alti e bassi inevitabili) e il Rosso 2006 (annata super, vini super per la tipologia e godimento assicurato). Potrete scegliere in base allo stile che più amate: il Brunello più tannico e vigoroso di Capanna (puro esempio di Brunello settentrionale), quello più pastoso di Fossacolle (che nasce nella zona di Tavernelle, tra le più pregiate del comune), quello più lussuoso e concentrato di Cupano.
Se siete amanti della finezza e ricercate i fondamentali della denominazione (ciliegia, spezie, sottobosco, sale e tannini elastici) non si può rinunciare a quel lato mediterraneo tipico del Brunello (e del Rosso) che Piero Palmucci produce a Poggio di Sotto (incantevole tenuta a Casetelnuovo dell'Abate), oppure alla tenera disciplina del Brunello di Fuligni, per tacere del più carnoso Lisini. Poi ci sono i Brunello più tradizionali, quasi mai precisi, che però sanno raccontarti un sacco di storie gratificanti: mi vengono in mente quelli de Il Colle, di Fattoi, di Pertimali Sassetti, di Lambardi, di Franco Pacenti.
Ma non è finita: impossibile non considerare, tra i Brunello d'autore, quello di Andrea Mantengoli de La Serena, il Brunello di Piancornello, e quelli di Gianni Brunelli alle Chiuse di Sotto e di Andrea Cortonesi al podere Uccelliera.