Corona: "Il carcere? Un’esperienza da fare"

Intervista in cella al fotografo di Vallettopoli: "Ogni giorno passato
qui mi apre gli occhi. Non mi mancano feste e champagne ma la mia
famiglia. Voglio scrivere tutta la verità su questa storia in un libro"

Potenza - Penitenziario di Potenza, primo piano, area transiti, cella singola intestata a «Corona Fabrizio». La porta è chiusa con tre mandate. Il grande accusato di Vallettopoli, l’uomo nero sospettato di qualunque infamia in danno dei Vip, nonostante tutto è in ottima forma. T-shirt, tuta, scarpe da jogging, reduce da defaticanti esercizi ginnici riceve in carcere la visita dei consiglieri regionali di Forza Italia, Sergio La Penna e Franco Mattia, garantisti doc non nuovi a incontri con i galeotti del dottor Woodcock.
L’incontro avviene alle 10 e 15 del mattino, mezz’ora prima del faccia a faccia di Corona con il suo avvocato. La chiacchierata dura un quarto d’ora, questo è un breve sunto.
Indipendentemente dalla situazione processuale su cui non ci si può soffermare, come si sente signor Corona?
«Nonostante il ciclone che mi è arrivato addosso, sto bene. Sì, diciamo così, non mi sento in particolare difficoltà anche se, non nascondo, la libertà mi manca. Tutti qui mi trattano bene, dalle guardie ai colleghi detenuti che poi sono gli unici, alla fin fine, ad avermi dimostrato davvero la loro solidarietà; mi hanno scritto biglietti commoventi, mi fanno sentire bene. Al contrario, dei tanti amici che avevo prima, non si è fatto sentire nessuno».
È a conoscenza di quel che è successo, e di ciò che sta accadendo, a seguito del suo arresto?
«Leggo i giornali, guardo la televisione, mi tengo informato ma non esprimo opinioni. So di non aver fatto nulla di male ma rispetto il lavoro di tutti, giornalisti compresi, anche se a volte non condivido quanto scrivono su di me. Anzi, proprio per fare chiarezza su quanto è successo mi sto cimentando a buttar giù alcune riflessioni nero su bianco poiché è mia intenzione scrivere un libro. Racconterò tutto, ma proprio tutto. La verità vera deve venire fuori».
Ha speso delle belle parole per chi condivide la galera con lei. Quest'esperienza carceraria le ha fatto capire qualcosa?
«Mi ha fatto capire molto. È un’esperienza (di vita) che dovrebbero fare tutti, anche gli operatori della giustizia che si trovano dall'altra parte. È un’esperienza che avrei dovuto, voluto, fare prima perché ti fa capire il vero senso delle cose. Sapete, io negli ultimi anni ho vissuto in un certo modo, le mie abitudini erano altre: qui non mi manca lo champagne, il caviale, le feste, il cosiddetto giro che conta. L’unica cosa che mi manca, oltre alla mia famiglia, è la palestra (ride). Scherzi a parte, io ho fatto tante cose nella vita ma quanto mi sta capitando in questo momento, le supera tutte. Grazie a Dio mi sta spalancando gli occhi».
In che senso?
«Ogni secondo che passo qua dentro è per me motivo di riflessione. Mi interrogo su cosa è stata la mia vita, i miei sbagli, l’amicizia, il lavoro. Ecco, la sofferenza del carcere ti insegna a vivere. Diciamo così, sto facendo un bel bagno di umiltà. Nell’attesa di… ».
Di cosa?
«Di tornare alla mia vita fuori di qua, al lavoro. Quando sarà avrò prima bisogno di una pausa per chiarire tante situazioni. L’intenzione, comunque, è quella di riprendere a fare ciò che facevo prima. Deve passare il tornado, perché poi inevitabilmente tornerà il sereno».
Che cosa vorrebbe dire a chi, in questi giorni, leggendo i gionali, si è fatto un'idea non proprio idilliaca della sua persona?
«Non sono come mi dipingono. Certo, ho vissuto con tanti soldi e con enormi possibilità ma la vita di questi giorni mi ha riportato con i piedi per terra. Non c’è bisogno dello champagne, quel che bevo e mangio qui ha un sapore diverso. Più vero. Ripeto: è una verifica psicologica che molti operatori della giustizia dovrebbero fare».
Terminato il colloquio con La Penna e Mattia, Corona si è intrattenuto a lungo con il suo legale che all’uscita del carcere ha riferito, pari pari, il contenuto di alcune osservazioni del suo assistito. Queste: «Ho venduto solo delle foto. Non ho ricattato nessuno. Quello di cui mi si accusa lo fanno, normalmente, tante agenzie fotografiche. La mia attività - dice Corona attraverso il suo avvocato, Francesco Strano Tagliareni - è assolutamente lecita, è una transazione d'affari. Ci sono tante agenzie fotografiche che fanno come me. La pratica del ritiro dei servizi non l’ho inventata certamente io, è vecchia come il mestiere del paparazzo. Sono comunque fiducioso nel tribunale del Riesame e ai miei dipendenti dico che devono stare sereni perché quando uscirò tutto sarà come prima».
Il legale ha anche reso noto che Corona, che finora si era avvalso della facoltà di non rispondere, sta lavorando a un memoriale da consegnare al Tribunale del riesame per l’udienza del 28 marzo: «È un ragazzo intelligente, ha già scritto tanto e lo ha fatto molto bene».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it