Il corpo sfida l’anima Ecco le due dimensioni della moda maschile

Ieri a Milano in passerella l’uomo sportivo di Dolce & Gabbana contro l’intellettuale del futuro di Prada

Daniela Fedi

da Milano

Chi vince tra la testa e il corpo? Ecco il dibattito aperto dalle sfilate maschili per la prossima estate andate in scena ieri a Milano Moda Uomo. Prada ha dedicato la sua stupenda collezione alla complessità di un mondo contemporaneo che sembra già futuro ma non lo è, pur essendo lontano anni luce dal passato. Dolce & Gabbana hanno invece lavorato con straordinaria sapienza sulla fisicità che dona una bellezza oggettiva e indiscutibile: al David di Michelangelo come agli atleti impegnati in questi giorni nei mondiali di calcio. In entrambi i casi gli stilisti sono riusciti ad aprire finestre di dialogo tra etica ed estetica, l’unica cosa che conta in questo momento storico nella moda come nella vita in generale.
«Senza testa non si può vivere, usatela meglio e sempre di più» sembra dire Miuccia con una sfilata volutamente concettuale, a tratti difficilissima (con gli assemblamenti di sandali leggeri e calzettoni pesanti sotto ai nuovi completi smilzi e allungati), ma pensata in ogni sua parte come rappresentazione della realtà. «Il corpo racconta» sembrano urlare Dolce & Gabbana dalla loro passerella-podio su cui sfilano i modelli più belli del mondo: una squadra di semidei vestiti talmente bene da fare al tempo stesso effetto erotico ed innocente del nudo statuario.
L’unico punto d’incontro tra queste due immagini maschili sta nei bermuda. Domenico e Stefano li propongono anche in versione cittadina sotto alle giacche, con piccoli risvolti fermati dal passante sul fondo, ma soprattutto con un aplomb impensabile. Prada, invece, li abbina ai leggeri cappottini trattenuti sulla schiena da una piatta cintura di velcro, in qualche caso utilizza un curioso materiale che sembra vinile ma chissà cosa diavolo è perché la grande signora del made in Italy stavolta ha usato degli speciali tessuti giapponesi «senza trama e ordito, praticamente piatti, i soli in grado di unificare certi colori estremi tipici delle grandi periferie, con il gusto della globalizzazione». Incredibile davvero per quel che riguarda Dolce & Gabbana la ricerca sui pantaloni. Da scherma, da cricket, da tennis, con la stessa seta leggera dei calzoncini da boxeur, oppure nel semplice rigatino delle camicie estive: con questi calzoni gli stilisti hanno scritto una pagina nuova nello sport e in sartoria. Christopher Bailey ha invece riscritto la storia di Burberry, che quest’anno compie 150 anni, con una memorabile collezione calibrata sull’idea di una goccia di pioggia che nell’estate inglese non manca mai. Il risultato è una raffinata camicia argentata sotto al classico completo pantaloni e pullover di foggia vagamente militare, trench belli da morire e qualche tocco luccicante che aggiunge dolcezza all’austerità della divisa. Raf Simons per Jil Sander ha fatto un capolavoro: la stessa ricerca di uno stile semplice e sofisticato che caratterizza la griffe, ma calibrato sulla modernità. La collezione di Ermanno Scervino profuma invece di mare con un gusto inconfondibile e sicuro che fa pensare all’eleganza perfetta di Marlon Brando ne Gli ammutinati del Bounty come al romantico eroismo di Russell Crowe in Master & Commander. Mescolando i jeans dalle borchie ossidate con i classici blazer di cupro, la sahariana con una modernissima versione della giacca da commodoro, lo stilista compone un’immagine di uomo che tra la testa e il corpo privilegia il cuore.