Il corpo sul cavalletto

N el 1991, tra i ghiacci delle Alpi trentine, venne ritrovato il corpo pressoché intatto di un uomo vissuto circa 5000 anni prima. Osservando con attenzione questo eccezionale reperto, passato alla storia come «la mummia di Simulaun», i paleo-antropologi scoprirono qualcosa di insolito: sulle spalle e sulle gambe la mummia riportava una serie di tatuaggi realizzati con del carbone vegetale.
Come prova questo episodio, la pratica di farsi imprimere sulla pelle ornamenti e disegni ha un passato millenario, che in qualche modo coincide con la storia del rapporto tra l'uomo e il suo corpo. E' quando l'essere umano prende consapevolezza di sé, della sua presenza all'interno della natura e del suo ruolo nella compagine formata dagli altri uomini, che sceglie di adornarsi di segni con cui esprimere appartenenza o distinzione. Il corpo tatuato diventa così uno strumento di comunicazione, un mezzo per appartenere a un gruppo che si identifica con un determinato emblema, oppure per marcare la propria distinzione da quel gruppo e l'adesione a un altro. Nell'antichità il tatuaggio ha inoltre un significato magico-religioso: denota l'essere stati iniziati a certi riti, che permettono una conoscenza di strati occulti della natura, oppure il professare religioni osteggiate, qual è ai suoi esordi il Cristianesimo.
Non possiamo sorprenderci quindi se le mostre che si terranno all'interno della prossima Milano Tattoo Convention, in programma dal 13 al 15 febbraio presso il Centro Congressi Quark Hotel, saranno dedicate agli Arcani Maggiori dei Tarocchi o ai simboli della tradizione spirituale tibetana. Il tatuaggio riporta il corpo a una condizione ancestrale: persino oggi, in cui è un fenomeno di massa con risvolti glamour. Tra i tatuatori che saranno presenti alla Convention milanese, la seconda più importante del mondo dopo quella di Londra, ce ne sono alcuni, come Gian Maurizio Fercioni, che hanno realizzato le proprie creazioni sulla pelle di celebri personaggi della moda e dello spettacolo. D'altra parte sono in molti a considerare i disegni impressi sul corpo delle opere d'arte, talvolta persino con quotazioni da capogiro, mentre la ricerca artistica contemporanea ha preso a sua volta ispirazione dai riti arcaici che indagavano il significato del corpo, o cercavano di assegnargliene uno. Esponenti della "Body Art" come Hermann Nitsch e Gina Pane, negli anni Sessanta e Settanta, hanno tenuto performance in cui la lacerazione dell'epidermide, così come molte altre strategie di mortificazione del corpo, acquisiva un significato catartico e permetteva di accedere a una condizione atavica dell'essere. Nei tardi anni Novanta queste tendenze si sono ripresentate con una ferocia ancora maggiore, ma con una valenza storica e antropologica molto più attenuata, per lasciar spazio alla rievocazione autobiografica e all'indagine psicologica. Franko B, il più celebre e il più interessante esponente della seconda fase della Body Art, racconta di essersi fatto tatuare sul petto una enorme croce dipinta di rosso a ricordo di un'esperienza vissuta da bambino, quando era stato a lungo ospite di un istituto della Croce Rossa per figli di coppie in difficoltà. Anche nel caso di questo artista, come in quello di molte altre persone, il tatuaggio è uno mezzo per porre l'individuo in comunicazione innanzitutto con se stesso, per rammentarsi degli aspetti del proprio vissuto, delle proprie scelte e dei propri sentimenti. Con questo ruolo lo ritroviamo anche all'interno di un celebre film di Peter Greenaway intitolato «I racconti del cuscino», in cui il corpo del protagonista diventa addirittura il supporto di un romanzo biografico, cioè uno strumento per parlare di sé letteralmente «sulla propria pelle».