Corpora, diari di viaggio e vibrazioni di luce

«Memorie visive» è il titolo dell’esposizione di acquerelli alla Biblioteca Braidense

Francesca Amé

Arte contemporanea tra gli scaffali della Braidense. Per la prima volta la biblioteca apre le sue sale (in particolare quella dedicata a Maria Teresa) a una mostra d’arte così che tutti, e non solo gli specialisti che frequentano i suoi beni archivistici, possono godere del felice connubio tra libri e pittura. E chissà che non sia anche l’occasione per risollevare le sorti della biblioteca meneghina che, in accordo con il ministero per i Beni culturali e con l’Inac, l’Istituto nazionale d’arte contemporanea, ha deciso di svolgere un ruolo attivo nella divulgazione delle opere artistiche al grande pubblico. Il piatto imbandito in tavola (mostra aperta sino al 25 febbraio, ingresso libero) porta il nome di un grande della pittura italiana contemporanea: Antonio Corpora.
«Memorie visive di viaggio» recita il titolo della monografica dedicata all’artista scomparso a Roma poco più di un anno fa. Al visitatore il compito di ammirare un gruppo di acquerelli che, nei toni personalissimi di Corpora, costituiscono i diari in immagini dei suoi frequenti viaggi. È sufficiente dare un’occhiata alla biografia del pittore per capire quanto il peregrinare sia uno dei tratti salienti della sua esistenza e probabilmente musa di un’arte decisamente meno provinciale di quella di tanti suoi coevi.
Nato a Tunisi nel 1909, a vent’anni Corpora è a Firenze, poi a Parigi, poi ancora a Roma dove l’amico Guttuso gli offrì uno studio in cui dipingere. Ora si può godere di quel colore che si è depositato con sapienza sulla tela per descrivere i viaggi dell’artista: ci sono acquerelli dedicati alle tappe italiane, come il vivace «Viaggio a Urbino» del 2002, ma anche a mete più esotiche, come il deserto del Sahara o il blu cobalto dei cieli marocchini. Ci sono i toni soavi delle aurore, quelli dei cieli del nord, come «Crepuscolo a Oslo» e le tinte vivaci della natura marina. Giovanna Barbero, che ha curato l’esposizione milanese, parla di un «diario visivo di viaggio»: ciò che emerge, da un Corpora che non amava essere definito impressionista ma che apprezzava il tratto veemente di Turner, sono macchie di colore. I diari in acquarello di Corpora sono un omaggio al movimento e alla vita: sono descrizioni spontanee, mai banali, del paesaggio circostante. «Natura viva» li chiama Giovanna Barbero, in contrapposizione con certe stantie nature morte. Corpora non vuole fissare sulla tela un’immagine aderente alle sembianze dell’oggetto, predilige piuttosto le vibrazioni della luce sulle superfici, le sensazioni (in primis: lo stupore) che la scala cromatica della natura comunica a chi abbia la pazienza di osservarla. Davvero un felice incontro, questo tra le silenziose sale della Braidense e l’energia cromatica del pennello di Antonio Corpora.