CORPORATE BOND

Gli investitori temono che gli stati europei, schiacciati dal peso dei propri debiti, non riescano a onorare i propri impegni. Una crisi di fiducia, di cui hanno pagato le conseguenze anche le obbligazioni delle società (corporate bond). Ora se è comprensibile che si nutrano dubbi sulla possibilità delle banche europee di fare fronte alla situazione, lo è meno per le obbligazioni «industriali». Soprattutto se si tratta di multinazionali, non troppo indebitate, con un management di qualità e che hanno approfittato della crisi del 2008 per ristrutturarsi e diventare ancora più competitive. Il risparmiatore potrebbe quindi approfittare degli attuali prezzi convenienti dei corporate bond con rating più elevato (il cosiddetto investment grade) e, in misura ridotta, degli high yield bond (che hanno un rating inferiore ma offrono rendimenti annui del 7%-8%), per allocare una parte dei propri risparmi. Il pericolo è di vedere nel breve termine il proprio investimento subire oscillazioni molto violente anche in un solo giorno. Da evitare, comunque, il fai-da-te così da non incorrere in qualche bond di un emittente a rischio crac. Meglio invece affidarsi ai fondi comuni e agli Etf specializzati che diversificano su centinaia di emissioni.