Corrado D’Elia porta in scena il virtuoso Cirano

Più di 150 mila spettatori, oltre mille repliche in tutta Italia: sono i numeri del successo di Cirano di Bergerac, il classico di Edmond Rostand portato in scena al Teatro Libero (fino al 2 marzo; dal 4 al 7 marzo al Franco Parenti, info: 02-8323126, www.teatrolibero.it; 02-59995206, www.teatrofrancoparenti.com) dalla Compagnia Teatri Possibili, con la regia di Corrado d'Elia. Uno spettacolo diventato nel tempo un vero e proprio manifesto generazionale e un cultanche el teatro italiano. È ancora Corrado d'Elia (fresco della vincita del Premio Internazionale Pirandello 2009) a interpretare l'indomito guascone dal lunghissimo naso e dalla irresistibile vitalità e a raccontare del suo amore non corrisposto per Rossana, invaghitasi invece di Cristiano, bello ma privo di qualsiasi spirito.
Con momenti di intensa fisicità e nella maniera asciutta, veloce, visionaria che contraddistingue le produzioni della Compagnia Teatri Possibili, si torna a raccontare la magnifica storia di Cirano, uomo eroico e virtuoso, insuperabile nella spada e nella parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall'asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere, viene pagata con la morte.
Svestito delle piume del romanticismo e delle facili rime, tradotto in prosa, questo Cirano affascina per la fedeltà irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l'anticonformismo che sempre lo contraddistingue, rendendolo finalmente figura umana concreta. Edmond Rostand (nato a Marsiglia nel 1868; morirà a Parigi nel 1918), con il «Cirano», rappresentato per la prima volta il 28 dicembre 1897 al Theatre de la Porte Saint Martin di Parigi, aveva saputo trasfondere nel romanticismo di Victor Hugo un pittoresco sfondo storico, esaltando, attraverso i secoli, l’idea di un carattere nazionale francese, offrendo così un po’ di sollievo ai connazionali ancora traumatizzati dalla perdita dell’Alsazia-Lorena, terra «irredenta» e tradizionalmente rivendicata dai tedeschi. Curioso aneddoto: Rostand, pochi minuti prima del debutto dell’opera che gli diede l’immortalità, temeva il fiasco, e chiese addirittura scusa alla compagnia. Ma già all’intervallo, gli applausi del pubblico fugarono qualsiasi timore.