Corrado di Sassonia e Stefano di Ungheria

La globalizzazione di cui si parla tanto oggi fa sorridere se si fa mente locale ai nomi che si trovano sui documenti medievali. Era, in quei secoli, cosa del tutto normale trovare, per esempio, un inglese come vescovo di una città italiana e viceversa. I monasteri, poi, erano veri e propri luoghi multinazionali. Il problema di comprendersi era inesistente, giacché il latino era la lingua universale che tutti conoscevano. Così, era assolutamente pacifico che un francescano tedesco e uno ungherese potessero essere inviati insieme, come missionari, preferendoli magari a due tra loro compaesani. Ecco, dunque, il sassone Konrad e il magiaro Istvàn spediti nel XIII secolo a predicare nella lontanissima Ircania, regione posta tra il Mar Caspio e il massiccio montagnoso dell’Elburz. I due, secondo l’uso francescano, si misero in viaggio a piedi e raggiunsero la zona loro assegnata. Lo scopo della loro missione era cercare di riportare al cattolicesimo gli ircani. Questo popolo era stato evangelizzato fin dal IV-V secolo ma poi c’era stata l’invasione araba, con la conseguente islamizzazione. Per giunta, quelli rimasti fedeli al cristianesimo avevano subìto l’influenza dello scisma bizantino. Non conosciamo i dettagli dell’attività di Corrado di Sassonia e Stefano di Ungheria, né in quale anno esattamente terminò la loro avventura in Ircania. Si suppone che l’anno in questione sia il 1288 ma non è sicuro. Mentre i due francescani si accingevano a predicare in pubblico come al solito, una masnada di fanatici li assalì e li fece morire strangolati.