Le correnti che minano la politica

È tornata la Dc, questo è l'evento politico più significativo del 2005. Le elezioni regionali ne hanno dato il segno, facendo crescere le componenti democristiane in entrambi gli schieramenti. Tutti i dirigenti storici della Dc, anche superando i drammatici processi, come quelli di Andreotti, Gava e Mannino, sono tornati in sella, garantiti dai loro esiti processuali. Andreotti è divenuto di nuovo un punto di riferimento politico trasversale ma, come sempre, realisticamente inclinato verso la parte politica più forte, cioè verso la sinistra. Casini ha potuto invitare i democristiani vicini all'Udc, cioè quelli della corrente di Forlani e di Gava, a rientrare in politica nel suo partito, che diverrebbe così un contenitore nella storia dei dorotei, riprendendo il suo posto nella corrente originaria. L'Udc è dunque la componente di Forlani e di Gava ritornata in politica.
Della Dc ricompaiono le strutture fondamentali, cioè le correnti. Le correnti democristiane sono sempre state avulse da una cultura politica e funzionali a una tattica di potere, questa è stata la loro fortuna politica. Ma la mancanza di strategia è stato il difetto fondamentale delle correnti democristiane, quello per cui sono cadute nel trabocchetto del referendum Segni sul maggioritario, e infine della elezione di Scalfaro nel '92.
La sinistra democristiana, grazie ai suoi legami con i comunisti, non è mai uscita dalla politica, De Mita è sempre stato il maggior leader del partito popolare e della Margherita. La Margherita è la continuazione della sinistra democristiana legata alla sua base meridionale.
In questo periodo le due correnti sono diventate fortemente operative nei loro rispettivi schieramenti: Rutelli è il portavoce dei democristiani, il loro volto laico d'immagine, Marini e la Cisl sono la sua base organizzativa.
La vocalità di Rutelli è fortemente aumentata fino a porre in difficoltà la leadership di Prodi. Casini e Follini hanno messo in difficoltà quella di Berlusconi: e ora i postdemocristiani del centrodestra si sentono così forti da chiedere a Berlusconi di farsi da parte nella candidatura al premierato a vantaggio del presidente della Camera. Sarebbe il ritorno di un democristiano alla testa di un Polo.
Collocate ai margini dei rispettivi schieramenti, le componenti democristiane, sono potute crescere senza dover definire una strategia politica, lasciando la strategia nelle mani di D'Alema e di Berlusconi. La Dc così si è perfettamente adattata al bipolarismo, sostituendo l'unità dei cattolici con la divisione nei due schieramenti. Vi è persino chi, come Mastella, sta nel bagnasciuga tra i due poli. La forza della Dc è stata la sua unità, che è rimasta trasversale rispetto agli schieramenti. Le linee politiche di Casini, Rutelli e Mastella sono identiche: e i rapporti personali di una lunga milizia politica hanno dato luogo al singolare fenomeno di un partito unito nel bipolarismo mediante una unità conservata nella trasversalità. È questa l'unità democristiana trasversale che mette in crisi il bipolarismo. Certamente è il sistema maggioritario, opera di un democristiano, Sergio Mattarella, a impedire la nascita del partito di centro. Ma potrebbero i democristiani esistere in un solo partito, potrebbe rinascere la Dc unita, ora l'unità dei cattolici è definitivamente tramontata e la politica ha cessato di essere ideologica nella forma del partito ideologico? Paradossalmente la Dc non può esistere che nel bipolarismo. Sono Berlusconi e D'Alema che esprimono strategie politiche mentre i postdemocristiani di entrambi gli schieramenti sono gruppi di potere senza prospettiva politica e senza strategia. Sono una debolezza e non una forza del sistema politico italiano.
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