Il correntista stoico e quello epicureo

Una recente analisi di mercato (realizzata dalle società 2B Research e Cfi Gruppo Gpf) ha delineato le quattro categorie principali di correntisti, tenendo conto delle caratteristiche socio-demografiche e dei comportamenti, quali l’utilizzo delle tecnologie, ma anche una serie di atteggiamenti complessivi rispetto a come si percepisce la vita e la si vuole vivere: i valori, i progetti, i timori, le aspirazioni, l’esigenza di concretezza e la ricerca di soddisfazioni. La prima categoria è quella degli «Epicurei»: nel rapporto con la banca prediligono comodità e semplificazione, per potersi ritagliare tempo libero in cui dedicarsi a ciò che amano di più, cioè impegni personali, famiglia, amici. Mirano alla serenità e sono speranzosi. La seconda è quella degli «Aristotelici» che amano sperimentare e sono aperti al nuovo, prestando attenzione nei loro acquisti sia al buon rapporto qualità-prezzo sia alla gratificazione della marca. Possono essere definiti come sperimentatori oculati e auto-critici. Nel rapporto con la banca manifestano un atteggiamento empirico e sono le classiche persone che devono toccare con mano e conoscere prima di agire. Cercano semplificazione e convenienza. La terza categoria è quella dei «Socratici» che appare continuamente guidata da una sete di sapere che si estende non solo ai propri interessi, ma che coinvolge anche il mondo più pratico, come per esempio il rapporto con la banca, un mondo da conoscere e da esplorare: in questo senso le novità vengono studiate nel minimo dettaglio e poi abbracciate. Il loro motto è: pago e quindi pretendo, anche in banca.
Infine gli «Stoici». Queste persone denotano un certo fatalismo, che spesso si traduce in immobilismo e passività: non cambiano e non vogliono conoscere il mondo delle banche perché è un mondo che guardano con sfiducia e può sempre riservare brutte sorprese, indipendentemente dal fatto che scelgano un istituto o un determinato servizio piuttosto che altri.