«Prima di correre leggo i necrologi» Missoni&C si preparano ai mondiali

«Nelle nostre gare gli anni non pesano, l’importante è continuare»

«I campionati Master non sono sport di seconda categoria. Partecipi perché ti piace e sui blocchi di partenza ti torna la voglia di sempre. Quella che ti porta ad allenarti la sera anche se hai una figlia di 8 anni». Giuseppina Perlino, ex quattrocentista con 13 maglie azzurre, aveva smesso di gareggiare nel 1996. Oggi sorride amaro perché non le hanno dato abbastanza ferie e, quindi, parteciperà solo ai 200, categoria 40-44 anni. Pagando 7 euro per la canottiera da gara e pure la tassa di iscrizione alla manifestazione. Qui infatti non si parla degli imminenti Mondiali a Osaka, quelli in cui speriamo nell’oro di Andrew Howe, ma del 17° Mondiale Master, sulla nuova pista blu di Riccione, dal 4 al 15 settembre, quando l’oro, negli ostacoli o nell’eptathlon, potrebbe vincerlo René Felton, madre-coach del grillo di Rieti. È il mondo degli sportivi che «non hanno più l’età» ma che non vogliono rinunciare alla deliziosa tortura di allenarsi e competere: fedeli dello sprint o dei salti ma anche nuotatori, pallavolisti, tennisti e sciatori. «Il nostro sport ha aperto la strada dopo i Giochi ’72 - racconta Cesare Beccalli, presidente della World Masters Athletics -, quando alcuni atleti rifiutarono l’idea di uscire di scena per limiti di età. Lo sport non finisce mai, si può abbandonare l’agonismo di massimo livello ma continuare a gareggiare con gli anni che ci si porta dietro». Un fenomeno in crescita in un’Italia che fa meno figli e in cui abbondano i quarantenni. E che festeggia Jofesa Idem, olimpionica nella canoa a 43 anni...
Al Mondiale Master di atletica (8.940 atleti, 96 nazioni) la categoria più giovane opporrà concorrenti nati fra il 1967 e il 1972, ma si arriverà fino alla classe 1907-1912, il pianeta di Vittorio Colò, nato il 9-11-1911, che a 90 anni ha saltato in lungo 3 metri e 7 (record). Magari con l’ironia di Ottavio Missoni, celebre stilista, finalista ai Giochi di Londra ’48 nei 400 hs, oggi dedito al lancio del peso, «no, al lancio de la bala. Sono un under 90, prima delle gare leggo i necrologi».
Ma qui non c’è da ridere, non è un pic-nic per chi allo specchio vede o intravede capelli grigi. «Facciamo atletica con passione, non cose patetiche - attacca Beccalli -, il livello medio si alza, diminusicono gli infortuni, c’è gente ben preparata». E in un panorama di età così ampio si incrociano gli ex campioni e gli ex aspiranti campioni. Il californiano Willie Banks, già primatista mondiale del triplo, nei Master è stato sconfitto da un tedesco, Wolfgang Knabe, uno come mille. Come Enrico Saraceni, postino abruzzese che lavora di notte per allenarsi di giorno, gioventù spesa «dietro uno stupido pallone», la pista rossa scoperta tardi, bruciando la rabbia per un divorzio. Oggi conta tre ori iridati (200, 400, 4x100 vinti nel 2005), il suo 47’’82 sui 400 è record mondiale categoria 40-44 primavere.
Il fatto è che quando lo sport è stato la tua vita, staccarsi è dura. Marcello Guarducci, 51 primavere, tre Olimpiadi, ancora battaglia in vasca. Nel volley ci sono i Veterans, nazionale di (ex)-fenomeni che farà gli Europei a ottobre: Andrea Zorzi, 42 anni, due ori mondiali, confessa come 40’ di corsa, ormai, abbiano per lui un effetto-peyote, mescolino i pensieri in testa in modo strano. Qualche precauzione è richiesta: i Veci del Rugby Rovigo, in un match-ritrovo, distribuirono pantaloncini di colore diverso a seconda dell’età del giocatore, così il placcatore regolava l’intensità. Non si invecchia per niente.