Corri Silvio, la riforma adesso o mai più

Comincio con un appello a Berlusconi di ritorno da un’intervista con Alain Elkann e dopo aver letto Paolo Flores D’Arcais sul Riformista. Presidente, ora o mai più. Subito decreto legge contro le intercettazioni e galera per chi le usa, ad effetto immediato. Secondo: la riforma della giustizia, separazione di carriere e funzioni, subito: con un altro sfrontato e spavaldo decreto legge ad effetto immediato. La gente si è rotta francamente le scatole e vuole vederci fare al governo ciò per cui ci ha votato. Il nodo giustizia impedisce di governare: a nodo gordiano, taglio gordiano.
Qualsiasi intruglio, inciucio, rinvio, mediazione, gradualità, uguale veleno, suicidio: colpire subito, duro, con i numeri che ci sono e che ci ha dato il popolo, senza pensarci due volte.
Mentre si addensa la lurida nuvolaglia di altre intercettazioni abusive volte a mettere in piazza fatti e parole private allo scopo, come dice giustamente lo stesso Berlusconi, di «mugabizzare» il capo del Governo italiano delegittimandolo davanti al mondo, ne capita anche un’altra che è questa: Nicola Mancino, persona seria e di sinistra, ma più che altro vicepresidente (cioè l’effettivo presidente) del Consiglio Superiore della magistratura, rispondendo ad un giornalista se ne è uscito con una affermazione fantastica, da incorniciare in oro zecchino e attaccare al muro.
E cioè: «Non tutti i magistrati sono di sinistra, e non tutti sono attentatori delle maggioranze politiche al governo come si vorrebbe far credere». Parole straordinarie e anzi incredibili, che invece sono credibili e vere. Allora, qui abbiamo lo stesso vicepresidente del Csm che è dovuto intervenire perché i suoi sottoposti fanno politica lasciando filtrare la loro opposizione ad una legge proposta dal governo, il quale intervistato dice che «non tutti» i magistrati sono di sinistra e più che altro che «non tutti» sono impegnati a buttare giù il governo.
E allora vorremmo saperne di più. Che significa «non tutti»? se non tutti, quanti? Il novantatré per cento? L’undici? La metà? I due terzi? Non lo sappiamo. Ma vorremmo saperlo. Vogliamo sapere dalla voce competente e certamente non ingenua dell’ex presidente del Senato Nicola Mancino, a chi e a quanti si riferisce: nomi e cognomi, numeri, di coloro che – «non tutti» – dedicano la loro attività di giudici a giochi politici loschi. E voglio anche dare qui di passaggio la notizia di aver presentato personalmente una interrogazione urgente al ministro di Grazia e Giustizia per sapere che fine ha fatto la storia della magistrata che inquisisce il presidente del Consiglio e che, secondo notizie di stampa, avrebbe detto che lei al capo del Governo gli avrebbe fatto (se le parole sono state riferite correttamente) «un c... così, gli do sei anni di galera e poi voglio vedere se non si dimette».
Sarà vero? Sarà inventato? Certo è che una tale affermazione e un tale comportamento calzerebbero a pennello con il «non tutti» di Mancino. E ho anzi chiesto al ministro di informarsi proprio presso il Csm, che ha una sua temibile sezione disciplinare che dipende sempre da Mancino, se il caso della magistrata «spacca-c...» è stato preso in considerazione, se qualcuno ha, come si dice in gergo «aperto un fascicolo». L’hanno aperto? Sì? No? Risultati? È stata convocata la dottoressa in questione per avere da lei chiarimenti, oppure tutto è già passato in cavalleria?
Dicevo dell’intervista con Alain Elkann che andrà in onda domenica mattina: mi sono ritrovato a ragionare sul fatto che noi rappresentanti del popolo non rappresentiamo proprio nessuno perché una serie di lobby, di cui quella di alcuni magistrati – «non tutti» – è la più scatenata e pericolosa (ma aggiungerei varie massonerie, consorterie dell’informazione deformata e tossica, imprese che si dedicano con successo a devastare l’immagine della politica e dei politici) provvedono a immobilizzare i binari su cui dovrebbe correre il treno della buona amministrazione, il treno del governo chiamato dal popolo a fare le cose per le quali è stato votato.
Il cammino del governo non somiglia certo all’alta velocità francese, ma a quelle ferrovie del vecchio West in cui il convoglio si trovava attaccato dai pellerossa, poi assaltato dai banditi, bloccato da un macigno caduto dalla montagna, coinvolto in una battaglia fra il settimo cavalleggeri e una tribù ribelle, sicché il treno andava come una lumaca fra morti e feriti. Il governo in carica ha avuto un’approvazione da parte degli elettori come non si era mai vista. Gli italiani l’hanno votato perché corra e faccia le riforme economiche, aiuti le famiglie, risponda alla domanda di sicurezza e faccia insomma il suo mestiere, per cui è stato votato e per cui questa è una democrazia. Ma è continuamente impegnato con attacchi e macigni che nulla hanno a che fare con l’attività di governo.
Infine mi sono imbattuto nell’intervista di Paolo Flores sul Riformista e lì ho avvertito tutto il fiele, il menefreghismo per la democrazia, l’esaltazione torbida per una sinistra elitaria fatta di sbirri, magistrati che fanno parte del gruppo di cui parla Mancino, giornalisti finti che in realtà non hanno mai indagato in vita loro e che ricevono soltanto la cartuccella nella tasca con il segreto istruttorio o le intercettazioni abusive incluse.
E lì ho capito che bisogna far presto, anzi che è già tardi, che non c’è un minuto da perdere: occorre governare a colpi di maggioranza e a colpi di fiducia e a colpi di decreti legge, a muso durissimo, senza se e senza ma, e non per difendere il signor Silvio Berlusconi, ma per blindare l’istituzione del capo del Governo e dare il tempo al Parlamento nei 60 giorni di approvare i decreti, senza avere la minima esitazione a ripresentarli. Nella riunione che abbiamo avuto col ministro degli Esteri e parlando della situazione in Medio Oriente, ieri Piero Fassino ha detto una cosa giustissima: «I processi difficili e controversi non si risolvono passo per passo, allungando i tempi e procedendo per gradi. Si risolvono con un colpo secco, con una decisione forte e senza tentennamenti».
È questo il metodo. E il conflitto fra i magistrati – «non tutti» – e la politica sarà risolto quando la politica avrà ripreso in mano il bastone di comando e lo userà. Se non farà così, vinceranno gli intercettatori, le mafie togate di cui parla Mancino, quelli che vogliono «rompere il c...», quelli che trascrivono, manipolano ed esercitano una dittatura di fatto. Silvio Berlusconi: è arrivata l’ora di tirar fuori le palle. Dai retta me e non ti fare infinocchiare dai tentennatori di professione. Quelli ti vogliono morto per soffocamento.
Paolo Guzzanti