La corrida del Barça annichilisce Mourinho

Pep Guardiola si vendica del portoghese: a segno Xavi Hernandez, Pedro, due volte Villa e Jeffren

Non è stata una partita. È stata una marmellata, dolcissima per la gente catalana. Una marmellata di gol, cinque ma potevano essere il doppio, ha travolto il Real Madrid, Josè Mourinho aveva i capelli più grigi del solito mentre passavano i minuti e la corrida del Barcellona irrideva i suoi fantasmi e lui medesimo. Il Madrid nulla ha avuto di regale, sotto di cinque gol e un espulso, Sergio Ramos, nella rissa finale. Piuttosto è stato un real Barcellona, irresistibile, perfetto nel disegno tattico, micidiale nelle giocate rapidissime, feroci.
Battere il Madrid in contropiede potrebbe far pensare a una partita diversa, con le merengues all’attacco e i blaugrana costretti a difendersi. Nada de nada.

Guardiola aveva studiato benissimo i difetti e la presunzione del suo collega portoghese e lo ha infilato proprio con i tocchi di prima, rapidi, con il repertorio tipico del Barça che si era smarrito nella parte finale della scorsa stagione. Il popolo del Camp Nou ha accompagnato con gli olè della corrida le giocate della squadra, il torero catalano scherzava i torelli madridisti che non capivano da che parte andasse il pallone, fuori dal gioco Ozil, travolti Khedira e Xabi Alonso da Xavi-Iniesta con Messi che andava dovunque. Molto nervosa la compagnia portoghese, Ronaldo-Carvalho-Mourinho orsi del tiro a segno blanco, quattro gol in un’ora, due dopo diciotto minuti, Xavi e Pedro per incominciare, quindi la doppietta di Villa nella ripresa e il colpo finale di Jeffren, il passo della morte per il Real allo sbando, senza idee, senza sangue, come la faccia del suo allenatore tutt’altro che special one.

Mai vista una squadra di tale rango così maramaldeggiata dall’avversario, nemmeno il Real di Pellegrini che, pur umiliato nei gol, aveva avuto almeno la rabbia agonistica per reagire. Il Real di ieri sera non ha avuto né il carattere, né la lucidità per rimanere in equilibrio, denunciando piuttosto una fragilità nervosa che ha portato mezza squadra a subire l’ammonizione di Iturralde Gonzalex, l’arbitro che, secondo la teoria dietrologa di Mourinho, sarebbe un fiancheggiatore del Barça. E così nella fase finale i blancos erano tutti gialli di cartellini, Mourinho seduto in panchina come un qualunque spettatore, ovviamente cornuto e mazziato, Guardiola eccitato e agitato. Brutta cosa per Florentino Perez che ha speso trecento milioni di euro per buscarle in modo così mortificante.

Totale: il Barcellona torna protagonista della Liga, ha vinto giocando un football spettacolare. Il Real Madrid resta una grande squadra ma figlia della presunzione di alcuni delle sue starlette da Cristiano Ronaldo e Josè Mourinho. Il football non vive di rendita, el clasico premia gli uomini migliori in campo e non nelle conferenze stampa. Il resto fa parte dei nostri piccoli e mediocri pensieri. Si scrive 5 a 0 si legge triunfo. Il Camp Nou ha cantato per il portoghese: «Josè alzati dalla panchina e fai un po’ di teatro. Sei il dolito figlio di...».