"Corriere" col vizio di inciampare sulle fotografie

Se è vero che il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera non ha pubblicato delle foto vere senza dare spiegazioni (caso Sircana) in compenso il Corriere della Sera ha pubblicato una foto falsa senza dare spiegazioni. L'episodio è del 17 dicembre scorso: quel giorno, nelle pagine degli esteri, il Corriere pubblica una foto dove spicca un detenuto della prigione statunitense di Guantanamo, inginocchiato e avvolto dalla solita tuta arancione; nella didascalia sottostante si può leggere: «Guantanamo. Detenuti privi di ogni tutela». E può anche essere, ma il dettaglio è che la foto è falsa: trattasi della locandina del film "The road to Guantanamo" che è stato girato da Michael Winterbottom e Mat Whitecross e che ha pure vinto l'Orso d'oro a Berlino. Una sofisticazione ai limiti del grottesco, ma che non passa inosservata a Marco Reis, un giornalista piemontese che di svariati falsi fotografici ha fatto materia di studio e di insegnamento

È per questo che a dicembre inoltrato decide cortesemente di avvertire Paolo Mieli, facendogli anche recapitare la documentazione del tarocco. E mentre da via Solferino non rettificano né avvertono il lettore dell'abbaglio, la risposta giunge a Reis dopo un paio di settimane, a gennaio inoltrato: la segretaria di Paolo Mieli gli spiega per telefono che non verrà pubblicata alcuna rettifica. Segue anche una mail del segretario di redazione Francesco Faranda: il Corriere ha fatto in effetti «un deplorevole errore», scrive, e la colpa è di una didascalia «purtroppo sfuggita al nostro» redattore impaginatore. Ci scusiamo con lei e speriamo di poterla annoverare sempre tra i nostri lettori. Cordiali saluti». Sentendosi liquidato come un lettore tignosetto, Reis ringrazia per la risposta, ma spiega di non essere solo un seccatore ma più semplicemente un collega che chiedeva una spiegazione. Dal Corriere più nessuna risposta. E forse Reis un po' tignosetto lo è, perché a quel punto si chiede che cosa possa pensarne l'Ordine dei Giornalisti: il 15 febbraio manda una mail anche all'attivissimo Franco Abruzzo, presidente dell' Ordine della Lombardia. Eccola: «Caro Abruzzo, quando un giornale pubblica una clamorosa falsità, chi ha titolo per chiedere la rettifica? Solo i diretti interessati, che magari non ci sono, o qualunque lettore che è stato imbrogliato? L'Ordine può intervenire?».

Traduzione: ma la smentita chi dovrebbe chiederla, un detenuto di Guantanamo? Mistero, anche perché la risposta di Abruzzo arriva celere ma è così breve da potersi pubblicare integrale: «Gli errori sono scusabili. Non ti pare? Ciao. Franco Abruzzo». Chiusa lì. Anzi no, perché c'è un’ultima replica di Reis: «Gli errori sono scusabili da chi? Da se stessi? Non ero presente quando hanno abolito la rettifica. Nelle mie lezioni di giornalismo, e in un convegno cui sono stato invitato a Roma, aggiungerò anche queste risposte». Al che Abruzzo capisce che forse è stato un po' sbrigativo e telefona a Reis: ma cambia poco, si chiacchiera, tutto finisce lì. Anche perché di altre foto, Abruzzo, avrà presto a occuparsi.