Il Corriere della Sera vota «sì» a don Gallo

(...) della Cei concludeva il convegno diocesano di Roma dedicato alla famiglia rilanciando l'appello al non voto («Non abbiamo voluto noi il referendum - le parole di Ruini -, non vogliamo forzare le coscienze ma soltanto illuminarle»), don Gallo navigava già nella direzione opposta. «L'ubbidienza - secondo il fondatore della comunità di San Benedetto - non si può confondere con il servilismo. Io andrò a votare perché è un mio dovere da cittadino democratico». Né più né meno di quello che «il sacerdote di strada» aveva affermato la settimana scorsa parlando del voto come «genus della democrazia», e scatenando la reazione durissima della Curia. Certo don Andrea mai avrebbe immaginato di trovare lungo la strada la solidarietà di Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera che per sua stessa ammissione «non è mai in sintonia con Don Gallo». Difatti il titolo del pezzo è: «Mi tocca essere d'accordo con Don Gallo». Eppure stavolta il giornalista del Corsera si schiera apertamente dalla parte del prete scomodo, pur non considerando il suo «rivale», Tarcisio Bertone, uno «tra i trinariciuti custodi dell'ortodossia più retrograda».
Stella manifesta vivo stupore perché «il mondo cattolico più attento ai principi sacri e intoccabili della democrazia non abbia colto fino in fondo il senso della denuncia del prete genovese». Vale a dire: in ballo non ci sono soltanto i valori per i quali si battono i sostenitori del sì o quelli del no al referendum. Sostiene l'editorialista del Corsera che «c'è qualcosa d'altro. Non so se più o meno importante dei quesiti morali e scientifici posti dai referendum, ma c'è: il segreto dell'urna». Cioè «il nocciolo della libertà di pensiero». E d'altra parte il responsabile della comunità di San Benedetto non ha mai appoggiato pubblicamente le ragioni del sì («Ho sempre invitato la scienza a riflettere - è il don Gallo pensiero - e ribadito la necessità che il parlamento riprenda in mano la questione, che ascolti gli scienziati, in difesa delle donne che sono le più deboli»).
Di qui l'accorata difesa da parte di Gian Antonio Stella: «Don Gallo dice che, se l'invito (legittimo) dei vescovi all'astensione si dovesse fare troppo pressante... ogni cattolico che sceglierà di votare (magari votare no, ma votare) sarà automaticamente marchiato come un disobbediente. Con tanti saluti alla segretezza del voto e alla separazione Stato-Chiesa». Insomma, per Stella Don Gallo ha ragione quando dice: «Io non posso accettare che il mio vescovo mi ordini di non andare a votare. E non sono solo affari suoi e del suo vescovo. Sono anche affari nostri», chiosa l'editorialista.
Resta ancora da capire come voterà don Gallo: «Non ho ancora deciso - ammette il sacerdote - ma di certo è necessario che su questo tema si apra un confronto e un dibattito anche interno alla Chiesa stessa perché non credo che i vescovi siano tutti raccolti alla decisione di Ruini e l'abbiano accettata passivamente. Questo conformismo mi spaventa». E lui di certo conformista non lo è mai stato. Anzi.