Il «Corriere» vota un mese prima «Appoggiamo il centrosinistra»

Un editoriale del direttore Mieli: «Auspichiamo la vittoria dell’Unione». La proprietà: scelta autonoma. I redattori: giusto, ma schieriamoci di più

da Roma

Paolo Mieli schiera il Corsera. L’auspicio del quotidiano di via Solferino per le prossime elezioni politiche - ha scritto ieri il direttore - è che vinca il centrosinistra. E che nel centrodestra si rafforzino l’Udc e Alleanza nazionale. La sorpresa per i lettori del primo quotidiano del Paese è arrivata con un articolo di fondo intitolato «La scelta del 9 aprile, centrosinistra e centrodestra al voto». L’incertezza del risultato del voto, secondo Mieli, «è un buon motivo perché il direttore del Corriere della Sera spieghi ai lettori in modo chiaro e senza giri di parole perché il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra».
Nel pomeriggio la proprietà ha precisato che si tratta di una decisione presa autonomamente. Ciò che è scritto nel quotidiano è deciso «in piena autonomia dalla direzione che se ne assume conseguentemente la responsabilità verso i lettori», ha detto il presidente di Rcs MediaGroup Piergaetano Marchetti. Anche i giornalisti del Corsera, attraverso il Comitato di redazione, hanno preso posizione e hanno definito totalmente «legittima» la posizione di Mieli. L’unico appunto del sindacato interno al quotidiano sembra inoltre un invito al direttore ad andare oltre. In un passaggio, Mieli precisa che la sua scelta «non impegna» gli editorialisti e i commentatori. Il Cdr gli fa invece notare che è «tradizione acclarata di tutti gli importanti organi di informazione» che la linea del direttore «venga portata avanti con coerenza e continuità negli editoriali».
Nel fondo, Mieli motiva la scelta pro sinistra con «l’esito deludente, anche se per colpe non tutte imputabili all’esecutivo, del quinquennio berlusconiano». L’esecutivo «ha dato l’impressione di essersi dedicato più alla soluzione delle controversie interne e di aver badato più alle sorti personali del presidente del Consiglio che non a quelle del Paese». L’altro motivo è che Mieli ritiene «nefasto» un eventuale pareggio.
Segue una promozione a pieni voti dei principali partiti e leader dell’Unione. Prodi ha «i titoli atti a governare al meglio» anche per come «ha affrontato le numerose contraddizioni interne» alla sinistra. Merito del Professore, ma anche di altri. Francesco Rutelli in testa, che «ha saputo trasformare una formazione di ex dc e gruppi vari di provenienza laica e centrista in un moderno partito liberaldemocratico». Viene poi il segretario dei Ds Piero Fassino, «l’uomo che più si è speso per traghettare, mantenendolo unito e forte, il suo partito». Lodi per la Rosa nel pugno che rappresenta «la novità più rilevante di questa campagna elettorale» e anche per Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista che ha fatto «approdare i suoi alle sponde delle nonviolenze» e ha fatto una «nitida scelta» sulle «scalate bancarie (ed editoriali) del 2005». Nel centrodestra Mieli salva i partiti guidati da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Una crescita di An e Udc secondo Mieli, può fare evolvere la Casa delle libertà e «l’intero sistema».
Le polemiche scatenate dall’articolo non hanno fatto mutare idea a Mieli. Paura di perdere i lettori? «Ogni volta che ho diretto un giornale nei momenti topici ho sempre dato indicazioni di voto e le copie sono sempre aumentate. Per questo riscriverei l’articolo», ha assicurato.\