Corruzione, Fitto e Angelucci rinviati a giudizio

Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio per i reati di corruzione e illecito finanziamento ai partiti in concorso con l’imprenditore romano Giampaolo Angelucci, anche lui rinviato a giudizio

Bari - Il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio per i reati di corruzione e illecito finanziamento ai partiti in concorso con l’imprenditore ed editore romano (di Libero e del Riformista) Giampaolo Angelucci, anch’egli rinviato a giudizio. È stato prosciolto da vari altri reati tra i quali associazione per delinquere e concussione. Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari Rosa Calia Di Pinto. I fatti si riferiscono al periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia.

Fitto: "Smontato il castello di accuse" "La sentenza del gup di Bari rende finalmente giustizia. Fa crollare completamente l’originario impianto accusatorio nei miei confronti, che oggi si conferma essere stato fin dall’inizio puramente persecutorio". Lo ho detto il ministro Fitto a proposito della decisione del gup di Bari che lo ha rinviato a giudizio per corruzione prosciogliendolo da altre accuse. "Il gup - afferma Fitto in una nota - ha dichiarato il non luogo a procedere per le accuse più gravi e infamanti, quelle di concussione e falso ma, soprattutto, quella di associazione a delinquere. Nel giugno del 2006 i pubblici ministeri arrivarono addirittura a chiedere il mio arresto e qualcuno osò paragonarmi a un mafioso. Oggi invece - afferma ancora - viene chiarito che non esiste l’associazione a delinquere, tutti coloro che hanno chiesto il rito abbreviato sono stati assolti, la gara sull’affidamento delle Rsa è stata definita regolare, la commissione che la aggiudicò non è mai stata messa sotto inchiesta. I reati minori che resterebbero a mio carico - ha aggiunto - riguarderebbero ora una presunta estensione dell’affidamento in gestione di quelle Rsa, estensione che non c’è mai stata". "Resterebbe poi l’accusa di corruzione per la quale lo stesso gup scrive nel dispositivo odierno che al momento vi è una insufficienza di elementi di prova che l’accusa dovrebbe eventualmente superare nel corso del processo".

Fatti relativi al 2005 I fatti risalgono al periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia. L’accusa è di aver ottenuto, durante la campagna elettorale per le Regionali del 2005, una tangente da 500mila euro che sarebbe stata versata dall’imprenditore romano Giampaolo Angelucci, anch’egli rinviato a giudizio. Fitto, che ha sempre respinto le accuse, è stato invece prosciolto dall’accusa di associazione a delinquere, concussione e tre episodi di falso, relativi ad attestazioni di spese di rappresentanza. L’avvocato di Fitto e parlamentare del Pdl Francesco Paolo Sisto ha commentato: "Questa è la degna sentenza di un degno giudice della Repubblica Italiana. Una sentenza che condivisa o non condivisa bisogna accettare con la massima serenità. L’impostazione accusatoria risulta demolita". Secondo l’accusa la somma di denaro sarebbe stata versata al movimento "La Puglia prima di tutto", fondato dall’ex governatore della Regione Puglia, a sostegno della campagna elettorale. In cambio, sostiene l’accusa, le società di Angelucci si sarebbero aggiudicate l’appalto per la gestione delle Rsa, residenze sanitarie assistite pugliesi. Fitto si era già difeso davanti al gup lo scorso 17 novembre, negando ogni addebito. Parlando con i giornalisti, inoltre, Fitto aveva detto che "se l’accusa fosse vera sarei il primo politico al mondo ad aver ricevuto una tangente con bonifico bancario". Tra i 77 imputati nel procedimento, denominato "La Fiorita", c’era anche Mario Morlacco, ex direttore dell’Ares di Puglia e oggi sub commissario alla Sanità del Lazio. Morlacco è stato assolto oggi dall’accusa di falso perché il fatto non sussiste.