La corruzione nell'800, «La vita oggi» come quella di ieri

Esce per i tipi di Sellerio il romanzo fiume (due volumi) di Trollope che descrive con ironia a tinte forti la società della seconda metà dell'800. Un affresco che ricorda da vicino l'Italia dei nostri giorni

Storia di un passato che ritorna. Uno ieri sorprendentemente identico a un oggi sconcertante. Due volumi di un romanzo tra i più ambiziosi del suo autore, Anthony Trollope, ingiustamente rimasto sepolto in un immeritato oblio. «La vita oggi» (Sellerio, pp. 1182, euro 26) è una satira raffinatissima sulla società della seconda metà dell'Ottocento, un intreccio gustoso che al di là della mole di pagine che offre al lettore, si propone come una lettura piacevole di una sconcertante attualità alla luce dei fatti e delle caratteristiche della società civile e politica dei nostri anni. L'analisi di Trollope sull'Inghilterra del XIX secolo è severissima e ne ritrae un quadro in cui disonestà politica, morale, intellettuale giornalistica ed economica si accavalla dando vita a una rutilante galleria di personaggi che potrebbero tranquillamente rappresentare corrispondenti nell'attuale contesto italiano. E non solo.
La trama è ispirata a una serie di scandali finanziari avvenuti negli anni Settanta e, tra i moltissimi personaggi che affollano le pagine di Trollope, emerge proprio un finanziere, August Melmotte, uomo dall'oscuro passato, che porta a Londra famiglia, affari e vita sociale e si imbarca in un colossale investimento che attira e travolge capitali, talenti, fortune ed entusiasmi provenienti da ogni parte dell'aristocrazia. Ciò segnerà la sua ascesa e la sua caduta. Una parabola che trascinerà dietro di se molti altri personaggi in un vortice di immoralità che caratterizza un po' tutto il romanzo di Trollope. Fra i tanti anche la scandalosa mrs Hurtle che si propone come l'americana giunta nel vecchio continente per affermare e far valere i diritti della donna.
Tuttavia tra tanti volti concreti descritti nelle loro pieghe caratteriali e morali, il vero protagonista è un sentimento astratto, ovvero la disonestà dei tempi che sfocia in un clima di desolante e diffusa corruzione nel quale il meno disprezzabile dei personaggi risulta essere il grande artefice dell'imbroglio. Un intreccio descritto con impietosa ironia da Trollope che all'epoca non poteva sapere di aver scritto un libro di così grande attualità anche per il lettori che sarebbero arrivati alle sua pagine a un secolo e mezzo di distanza.