La corsa delle Borse alla prova di super-euro e bolla immobiliare

da Milano

La corsa delle Borse non conosce sosta da cinque anni e l’investimento azionario continua a essere il più promettente, ma sui mercati internazionali «si sta navigando a vista». A mettere in guardia i piccoli investitori da tentazioni di facili guadagni è il presidente di Azimut, Pietro Giuliani, che identifica tre incognite: la bolla immobiliare (soprattutto Usa), la politica della Federal Reserve e le possibili ricadute delle scelte di Teheran sul petrolio.
Se le imprese continueranno a macinare profitti l’azionariato ha ancora spazi di miglioramento ma, ricorda il numero uno di Azimut, «questo è il momento di scalare la marcia». Senza contare le ripercussioni del super-euro (venerdì il nuovo massimo storico di 1,3682 contro il dollaro, a 28 mesi di distanza dal precedente picco segnato a fine 2004) sulle dinamiche dell’economia europea. A partire da settori come quello della moda e del lusso che per tradizione esportano Oltreoceano. Dove peraltro, la stessa locomotiva dell’economia ha segnato il passo nei primi tre mesi dell’anno: più 1,3% rispetto all’1,8% atteso dagli esperti. La maggiore preoccupazione di Giuliani, uno dei pochi signori del risparmio gestito italiano a segnare una raccolta netta in costante crescita dall’ottobre 2002, è tuttavia il mattone.
Un mercato «drogato da tre anni, dove il rendimento da tempo non è più in linea con l’investimento», sottolinea il numero uno di Azimut ricordando «di aver già messo a suo tempo in guardia, ma senza essere ascoltato, anche sullo scoppio della new economy. Non vorrei accadesse lo stesso».
Malgrado le banche centrali e gli investitori istituzionali lavorino a un graduale riassorbimento del “caro-casa” rispetto all’inflazione, rimane quindi il rischio di un improvviso «crollo dei prezzi fino al 30-50 per cento». Se la «trappola» scattasse, imprigionerebbe anche i mercati azionari, in primis le «banche e le scatole societarie che si reggono sui valori degli immobili a bilancio», prosegue Giuliani. Sconsigliate, peraltro, anche le obbligazioni «ferme a un rendimento medio lordo prossimo al 4% che è insoddisfacente rispetto all’inflazione». Per esclusione, le Borse continuano quindi a essere il miglior approdo per gli investitori. A patto però di essere cauti: «Aiutate dal taglio dei costi effettuato nel 2001-2002, molte società continuano a passare di mano a prezzi sostenibili rispetto agli utili (il cosiddetto price/earning, ndr) ma se «le quotazioni salissero di un altro 10% avremmo una bolla speculativa anche sui listini azionari», stima Giuliani. A quel punto anche la forte liquidità attualmente in circolazione sarebbe probabilmente insufficiente in un quadro reso più complesso dal fatto che anche i fondi pensione faticano a decollare: «Agli italiani sotto i cinquanta anni non è ancora chiaro che l’assegno dell’Inps sarà largamente insufficiente ai propri bisogni».