«La corsa delle donne? Inizia adesso: presto guideranno il partito»

RomaMassimo D’Alema ha definito il Partito Democratico un amalgama malriuscito. Onorevole Laura Ravetto come lo vede invece il Popolo della Libertà?
«Il nostro partito è nato prima nel cuore dei nostri elettori, in quindici anni di battaglie comuni a Forza Italia ed Alleanza Nazionale. È stato voluto dai nostri elettori e rappresenta un laboratorio di idee, di valori. È soprattutto lo strumento per rendere concreti gli ideali che ci hanno portato fin qui: un acceleratore di riforme. Rifiuta le chiacchiere e le ideologie punta al fare, alla qualità ed al merito.
Quali ostacoli vede lungo il cammino del Pdl?
«Non ne vedo. E proprio perché il nostro partito nasce dalla volontà della base, al contrario del Pd che paga la sua distanza dai reali desideri dei loro elettori. I cittadini erano stufi delle mediazioni partitiche, della politica del litigio. Con la nascita del Pdl restituiamo alla politica il suo ruolo più nobile: quello di mettersi al servizio del Paese per migliorarlo».
Il premier Berlusconi invita all’impegno ed all’ottimismo ma non si fa che parlare di crisi: saranno le donne le prime ad essere penalizzate, anche in politica?
«Non ci nascondiamo le difficoltà del momento ma il sistema Italia regge. La necessità, la priorità è quella di sostenere famiglie ed imprese. Indispensabile pure sostenere il ruolo delle donne ed il Welfare al femminile affinché non siano mai più messe di fronte alla scelta tra famiglia e carriera. Per non penalizzarle punto ad una parità misurabile: parità salariale per cominciare. Poi occorre superare il gap con l’Europa. Un esempio? Quante donne possono usufruire dei servizi per l’infanzia, nidi ed asili, in Europa? Il 30, il 40 per cento? E noi dobbiamo raggiungere quella media. Questo governo si sta impegnando molto: basti pensare alla presenza femminile in ruoli chiave, non soltanto nell’esecutivo, ma anche nelle amministrazioni locali».
Per il ruolo di coordinatore meglio un uomo od una donna? Bondi o Prestigiacomo?
«Le persone indicate per me sono quelle giuste: Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Denis Verdini. Voglio aggiungere che la leadership si conquista sul campo. Da adesso si comincia a correre: vediamo chi ha più fiato. E dico di più, anche a costo di far storcere il naso a qualcuno. Se si mette in primo piano il merito le donne arriveranno in modo inevitabile. Poco fa ho incontrato il ministro Brunetta, che aveva appena premiato venti studenti meritevoli: tra loro un solo uomo. Comunque oltre alle leggi ed alle battaglie in Italia occorre superare un problema culturale. Ma va detto che partivamo da una condizione di grande arretratezza, sono stati fatti grandi passi avanti».
Grazie al Pdl l’Italia peserà di più anche in Europa?
«Indubbiamente. Berlusconi ha più volte ribadito che la carta dei valori del Ppe è il solco nel quale inizia il cammino anche il Pdl. Il nostro governo sta già dimostrando come si fa a riportare l’Italia al centro del dibattito internazionale e dunque anche di quello europeo. Io poi incrocio le dita per il nostro Mario Mauro come prossimo presidente del Parlamento Europeo».
Come immagina il Pdl senza Berlusconi?
«Io guardo all’oggi e penso che Berlusconi abbia ancora moltissimo da dare. Auspico che sia un partito aperto, che sappia attirare i giovani e rispondere ai bisogni dei cittadini, alle loro aspettative».