La corsa tra i mulini vince il suo mondiale

Così bella che quasi affascina ancor prima di vederla snodarsi tra argini, mulini, fango, freddo e fatica, per raccontarla con i corridori. Domenica a San Vittore Olona il popolo della “Cinque mulini“ ritroverà il cross più bello del mondo. Non è una dizione civettuola, solo nostrana, bensì l'incoronamento di tutto un mondo che ha provato a correrla e non l'ha dimenticata: si tratti di americani o europei, africani o australiani. La “Cinque mulini“ ha appena compiuto 80 anni, la prima corsa data 1933, siamo all'edizione 82 e corre convinta verso il centenario. Nel 1933 San Vittorio Olona contava 3491 abitanti e l'autorità era impersonata dal Podestà Giovanni Rosa. Oggi, grazie ai suoi Mulini (ne sono rimasti solo due: mulino Meraviglia e mulino Cozzi) e grazie alla sua corsa, San Vittore Olona è conosciuta nel mondo.
Gara di dieci chilometri su quattro giri per i top runners, si parte dai 4 km per il master femminile e per le allieve donne (4525 metri), percorso di 2136 metri, numerosi cambi di pendenza che obbligano gli atleti a continui cambi di ritmo: saliscendi con l'aggiunta di un tratto nuovo che rende più dura la corsa. Quest'anno, fra l'altro, la “5 Mulini“ ritroverà un passaggio storico del percorso originale lungo l'argine del fiume.
Ci vorrà solo un pizzico di brivido meteo per riproporre epica ed epopea, una pioggerellina che amalgami la fanghiglia pronta a schizzare su facce, magliette e calzoncini, eppoi quadro perfetto.
La storia della “Cinque Mulini“ è ricca di grandi nomi: Alberto Cova l'ultimo italiano vincente 28 anni fa, mentre l'ultima italiana è stata Nadia Dandolo quattro anni dopo. Otto campioni olimpici hanno messo la firma sulla gara: il primo, un americano di origini Sioux, oro nei 10mila metri a Tokyo 1964, si chiamava Billy Mills che, guarda caso, tradotto significa mulini: un nome, un destino. Dal 1984 il dominio africano è stato quasi ossessivo con pochissime eccezioni: l'ucraino Lebid e pochi altri. Quest'anno ci potrebbe essere la sorpresa. Quattro atleti per far spettacolo e il campione europeo, l'etiope naturalizzato spagnolo Alemayehu Bezabeh, se la vedrà con gli etiopi Adane e Edris, vincitore l'anno passato, e con il keniano Kibet. Mentre fra le donne è intrigante la presenza dell'americana Jenny Simpson, specialista dei 1500 m., 2a ai mondiali di Mosca, oro a quelli di Daegu, che si batterà con la keniana Faith Chepngetich Kipyegon e l'inglese Gemma Steel, argento ai recenti europei di Belgrado.
Italia nostra non ha ancora gente da copertina, ma intanto in copertina mettiamo i due fidanzati: Valeria Roffino, 4a l'anno scorso con ambizione di scalare un posto, e Michele Fontana che sogna di diventare qualcuno nei 5000 metri. Non sono un Magnini e una Pellegrini ma “nuotano“ bene in freddo, fango, fatica. Poi occhio ai fratelli Bernard e Martin De Matteis, a Giuseppe Gerratana, alle sorelle Silvia e Barbara La Barbera, a Giovanni Epis e, fra i più giovani, Yemaneberhan Crippa, trentino di origine etiope: vince sempre con grandi distacchi, fila più di una speranza.