La corsa di Moretti nelle Ferrovie

Egregio Direttore,
l'articolo di Giancarlo Perna, dedicato all'Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, suscita un sincero sconcerto. È troppo pieno di imprecisioni, ricostruzioni fantasiose, elementi non corrispondenti al vero per consentire una contestazione puntuale e completa: è giocoforza, quindi, limitarsi ai punti essenziali.
1. Le carriere di Moretti, quella di sindacalista e di manager, sono state ben distinte, e una semplice verifica del curriculum (pubblicato un po' ovunque e ampiamente disponibile) evidenzia chiaramente che, nel periodo sindacale, Moretti non ha ottenuto alcun avanzamento.
2. La carica di amministratore delegato di Rfi gli è stata conferita nel luglio 2001, cioè ben dieci anni dopo il suo rientro in azienda, avvenuto nel 1991, e dopo aver ricoperto numerosi incarichi dirigenziali e svolto importanti esperienze manageriali.
3. Poiché, in quei dieci anni, Rfi non è esistita, Moretti non può essere chiamato in causa per gli sviluppi e i contratti dell'Alta Velocità degli anni '90, che, in ogni caso, facevano capo alla Holding. Inoltre, Perna dovrebbe sapere che è stato lo stesso Moretti a sollevare il problema degli extra-costi dell'Av italiana in una recente audizione parlamentare: volendo, il giornalista avrebbe potuto consultare la collezione dello stesso il Giornale.
4. Contrariamente a quanto affermato, le Fs, in occasione dello sciopero dei sindacati nazionali del 21 e 22 giugno scorso, non hanno effettuato treni speciali per i dimostranti, ma solo potenziato il servizio per evitare disagi a tutta la clientela. All'atto della proclamazione dello sciopero, le Fs hanno regolarmente programmato solo i servizi garantiti, provvedendo a pubblicizzarli attraverso i normali canali. Le notizie relative alla manifestazione sindacale a Roma hanno poi indotto a prevedere le forti criticità che si sarebbero create su alcuni percorsi. Per questo, si sono intrapresi i provvedimenti specifici per raddoppiare l'offerta. L'unica finalità dell'operazione era quella di garantire la possibilità e un minimo di comfort di viaggio ai clienti, riducendo l'eccessivo sovraffollamento previsto o, addirittura, il blocco della circolazione per l'impossibilità di far fronte alle esigenze, che si sarebbero cumulate, dei viaggiatori.
5. Il Cda del Gruppo Ferrovie dello Stato è nominato dal Ministero dell'Economia, e non da Moretti. Inoltre data la sua attuale composizione si fa non poche difficoltà a definirlo «tinto di rosso».
6. Infine, un tema delicato: utilizzare la vicenda professionale e umana, sicuramente sfortunata, di Lorenzo Necci per fini polemici e di contrapposizione è operazione che definirei non di buon gusto. In ogni caso è l'Inps e non le Fs a definire i trattamenti pensionistici; e poi tutte le pendenze del Gruppo Fs sono state risolte a suo tempo, all'atto della risoluzione del rapporto con l'avvocato Necci.
Federico Fabretti
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