La corsa per il «no» si giocherà nei 15 giorni finali

Caro Direttore, lettore de il Giornale da sempre, spero mi voglia ospitare nel Suo angolo per chiarirmi un dubbio che mi assilla. Il Centrodestra ha detto che darà le sue indicazioni per cambiare la legge elettorale solo dopo l'esito del referendum. Ma non le sembra un po' tardi? Renzi ha detto che vuole cambiarla, ma conosciamo bene le promesse di Renzi, capace di rinnegare quello che ha detto cinque minuti prima. E più in generale non sarebbe il caso di essere più attivi sullo scenario politico, sia per la legge elettorale che per il referendum? Dopo i fuochi d'artificio di Parisi, mi sembra che ci sia una specie di paralisi e indecisione su quale strada prendere, soprattutto da parte di Forza Italia. Siamo arrivati all'assurdo di un D'Alema, attivissimo per il «no», e un Confalonieri che si schiera per il «sì», anche se ha paura a dirlo. Questo modo di procedere non credo che faccia bene all'elettorato di Centrodestra, e soprattutto ai tanti indecisi, che si aspetterebbero un atteggiamento più deciso.

Gianni Locatelli

Caro Locatelli, la risposta ai tuoi legittimi dubbi dovrebbero darla i dirigenti di Forza Italia. Io posso darti un mio parere, per quello che conta. Rispetto ai tempi per cambiare la legge elettorale (prima o dopo il referendum) esistono due scuole di pensiero. Quella prevalente è che sia meglio dopo il referendum per un motivo tattico, che poi è una scommessa. Renzi non ha nessun vantaggio a concedere oggi modifiche sostanziali per un semplice motivo. Se perde il referendum dovrà dimettersi e a quel punto saranno problemi di altri. Se viceversa vince il referendum questa legge elettorale è cucita su misura per facilitarlo a mantenere il controllo del partito e del governo. Per Forza Italia vale il ragionamento inverso: se Renzi vince non ce ne sarà per nessuno indipendentemente dalla legge elettorale, se Renzi perde ci saranno spazi per cambiarla in modo a lei favorevole. Per quanto riguarda la lentezza della campagna del «no» rispetto a quella del «sì», al netto del controllo militare delle tv di Stato da parte del governo, vale la regola di Berlusconi: in campagna elettorale gli sforzi vanno concentrati negli ultimi quindici giorni, prima è solo un dispendio di energie che per di più rischia di annoiare l'elettorato.