La corsa di Office all’inseguimento del Web

Google, Ibm e Adobe fanno a gara per occupare gli spazi lasciati liberi da Microsoft. Che prova a rilanciare sull’online

Le cronache informatiche delle ultime due o tre settimane si sono riempite di annunci e controannunci attorno a un unico tema: Office e i suoi cloni/concorrenti. E non è affatto finita. All’inizio la battaglia si è svolta sul terreno degli standard. Subito dopo è arrivato l’annuncio officiale di Lotus Notes 8, la suite di collaborazione dentro cui sta il nuovo Symphony, unico software Ibm utilizzabile dagli utenti finali, cioè da me e da gran parte di voi. Non a caso, al suo lancio in Ibm hanno fatto notare con orgoglio che le presentazioni a corredo per una volta tanto non erano in PowerPoint.

Poi il tiro si è spostato sul terreno della fornitura dei software di produttività individuale come servizio online. Dopo anni di annunci e piccole mosse, Microsoft infatti scende ora direttamente sul terreno del gratuito e dell’online, in cui spopola l’arcinemica Google (che da tempo offre in rete una sua suite di produttività, per la verità con ben poco successo). Office Live Workspace è uno spazio gratuito su cui archiviare, condividere e ricercare i file di Office - posta elettronica compresa - con differenti livelli di privacy: dal privatissimo e protetto al completamente pubblico. Piccolo vincolo, si fa per dire: per utilizzare Workspace occorre essere titolari di una copia legale di Office, fisica oppure acquistata online.

A partecipare all’assalto della diligenza ci si è poi messa pure Adobe, annunciando l’acquisizione di Buzzword, un’applicazione online per creare e condividere documenti di testo che è in concorrenza diretta con Google Docs. Adobe, che con Acrobat e Flash è leader incontrastata nelle applicazioni grafiche, insidierà poi Microsoft anche su un altro fronte, quello del tanto contestato Media Player, oggetto di una megasanzione della Ue: nella prima metà del 2008, infatti, è previsto l’arrivo sul mercato di un Adobe Media Player.

Questo per il presente e il futuro. Guardando però nel passato, emerge una constatazione lampante: Microsoft aveva costruito la sua leadership assoluta almeno dieci anni prima della comparsa del Web e fin lì ha regnato quasi incontrastata. Da quando l’attenzione si è velocemente spostata sulle applicazioni Web, è sempre stata però alla rincorsa di qualcosa o di qualcuno, come dimostra l’ultima vicenda Facebook. Per mettere un piede in quello che oggi è forse il più autentico spazio di “social network” - e soprattutto per evitare che lo faccia Google - ha sparato la supervalutazione di 10 miliardi di dollari (miliardi, non milioni): il bilancio di un piccolo stato.


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