Corsa a ostacoli per le nozze tra Suez e Gaz de France

Sindacati e opposizione contro il primo ministro Villepin. Nel mirino la revisione della legge sulle società pubbliche

Alberto Toscano

da Parigi

La privatizzazione più confusa della recente storia economica europea - quella tra Gaz de France (Gdf) e Suez, decisa sabato pomeriggio in fretta e furia nel solo timore che arrivasse un'Opa di Enel su Suez - non potrà aver luogo prima dell'autunno. In realtà, malgrado la spavalderia del primo ministro francese Dominique de Villepin e del superministro economico Thierry Breton, gli interrogativi politici e sociali che pesano su questa operazione sono ancora tanto forti da gettare su di essa ombre e punti interrogativi. Protestano i sindacati. Protesta l'opposizione. Protestano i rappresentanti ufficiali di un Paese amico come l'Italia. Per adesso le «stelle», quelle della bandiera europea, stanno a guardare, ma in futuro qualche protesta - e anche qualche cartellino giallo - potrebbe arrivare anche di lì. L’Enel, da parte sua, ha convocato per domani il suo cda per fare il punto sul dossier acquisizioni.
Intanto c'è una novità. Il «nemico» - che Villepin, Breton e ovviamente anche il presidente della Repubblica Jacques Chirac - vogliono impallinare con la megafusione nazionalista dell'energia non è più lo stesso: prima era Enel, che aveva ipotizzato una propria Opa sul capitale Suez, e adesso sono i sindacati francesi, che si oppongono a nuove privatizzazioni. Convintissimo d'aver ormai raggiunto l'obiettivo di sgambettare Enel nella sua corsa a Suez, il governo di Parigi vuole cogliere l'occasione per cambiare la legge sulle società pubbliche da esso stesso fatta votare nell'estate di due anni fa. Quella legge, oggi in vigore, prevede un livello minimo del 70% della quota pubblica in Gdf e nella società gemella - ma più grande e importante, Edf (Electricité de France). Per il governo, è il momento di spazzar via questa clausola, da esso stesso voluta ed esaltata agli occhi dei connazionali.
Le condizioni della fusione, annunciate ieri, rendono indispensabile la revisione della legge perché la quota pubblica in Gdf, oggi all'80,2% del capitale, precipiterà al 35% come effetto della cessione ai proprietari di titoli Suez di gran parte delle azioni del gigante pubblico del gas. In effetti sarà ufficialmente Gdf ad assorbire Suez. Per ogni azione di quest'ultimo gruppo ne verrà offerta una di Gdf (oltre a un dividendo straordinario cash per un totale di 1,25 miliardi di euro). Il nuovo gruppo avrà un fatturato annuo di 64 miliardi di euro e sarà attivo nei settori dell'elettricità (attraverso Suez, che controlla la belga Electrabel, che dispone di centrali nucleari e che era la vera preda di Enel) e del gas.
Il comunicato diramato ieri dal gruppo Gdf ricorda che l'operazione implica una revisione dell'attuale legge: «Come è stato annunciato dal primo ministro, il governo proporrà appena possibile al Parlamento di modificare la legge del 9 agosto 2004 per cambiare la soglia minima di capitale detenuta dallo Stato». Se è ovvio che la maggioranza può far passare un nuovo provvedimento legislativo, nessuno sottovaluta le conseguenze della possibile reazione sindacale. I sindacati francesi - contrarissimi alla privatizzazione del gas - si sentono letteralmente presi in giro perché il governo ha usato lo spauracchio dell'Opa Enel (un'Opa che non è mai stata decisa e tantomeno annunciata, ma solo ipotizzata) allo scopo di prendere una decisione che nessuno osava proporre in condizioni normali.
Tutto fa prevedere che - al momento della discussione parlamentare della nuova legge sulle società pubbliche, con l'abbassamento della soglia della partecipazione del Tesoro dal 70 al 35% del capitale - le manifestazioni e gli scioperi costituiranno una vera minaccia per il governo. Il pensiero dei francesi va al dicembre 1995, quando gli scioperi nel settore pubblico paralizzarono l'intero Paese. Forse non si arriverà a quel livello di mobilitazione, ma - vista l'attuale impopolarità del governo - potrà bastare molto meno per scuotere la stabilità di Dominique de Villepin.
Tornando al comunicato ufficiale di ieri, la sua ultima frase afferma: «L'insieme di tutte le operazioni previste dovrebbe consentire la fusione tra Suez e Gdf nel corso del secondo semestre del 2006». Il governo spera insomma di farcela prima del 31 dicembre, anche perché nell'aprile 2007 ci saranno le elezioni presidenziali. Ma proprio questa fondamentale scadenza politica contribuirà a innervosire il dibattito autunnale sulla nuova legge per le imprese pubbliche e sulla privatizzazione di fatto di Gdf.
Il tramonto delle voci su un'Opa da parte di Enel ha contribuito a mandare ieri a picco le quotazioni dei titoli Suez, che alla Borsa di Parigi hanno perso oltre il 5 per cento. In calo anche Gdf (2 per cento).