La corsa del Pd a scaricare Penati

Unità che non considera la notizia abbastanza interessante. E la nasconde a pagina 30 dove lo sforzo principale non è raccontare le malefatte di Penati, ma assicurare che «non c’è prova di alcun versamento nelle casse del Pd». Si vedrà. Il segnale più chiaro del grande imbarazzo che sta attraversando un partito di cui Penati è stato per lustri uno degli uomini forti, addirittura un plenipotenziario a Milano e in Lombardia. Tanto da scalare le gerarchie, lui che ci entrò quando ancora si chiamava Partito comunista e aveva la falce e martello nel simbolo. Fino a diventare il responsabile delle primarie che incoronarono Bersani segretario del Pd ed essere quindi premiato con il prestigioso ruolo di responsabile della sua segreteria politica.
E così dopo giorni di incertezza, anzi di speranza che l’affaire Penati si sgonfiasse, di fronte alle carte che continuano a uscire dalla procura di Monza, per il Pd arriva il momento di scaricare l’ingombrante compagno (di partito). A levarsi alta e più forte visto il suo passato di magistrato e anima del pool Mani pulite, l’invettiva di Gerardo D’Ambrosio, oggi senatore e membro della commissione Giustizia. «Bersani - la sua sentenza - deve prendere provvedimenti molto severi. Il Pd deve emarginare queste persone. Purtroppo il reato è prescritto, quindi non si saprà mai la verità processuale. Ma già adesso ci si può fare un’idea dal punto di vista politico». La condanna è senza appello. Così come quella di Pierfrancesco Majorino che può finalmente regolare i conti con uno dei suoi più tosti rivali nelle stanze del partito. «Confermo la necessità che la sua esperienza nel Pd sia finita», la sua lapide sulla vita politica del sestese arrivato a Milano con i gradi da colonnello e il pugno di ferro. E per non rischiare di essere frainteso, Majorino spiega che Penati non dovrà avere «responsabilità a nessun livello politico e istituzionale a nome del partito, finché non riesca a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti». Non solo. Dovrà anche «rinunciare alla prescrizione», perché «purtroppo in queste settimane il quadro a suo carico si è aggravato e appesantito, non siamo più di fronte al fatto iniziale, a delle ipotesi anche molto pesanti, ma confusamente dette da un singolo accusatore. Siamo di fronte a un quadro, a una pratica più consolidata». Durissimo anche il consigliere del Pd a Palazzo Marino David Gentili. «Penati diceva: “Oggi si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità dei miei accusatori”. Ora si sospende dal Pd ed esce dal gruppo consiliare. Decisione che rende bene, molto più delle sue assurde dichiarazioni, la gravità di quanto scritto nell’ordinanza firmata dal gip Anna Magelli». Penati scaricato.
GdF