«Corse d’antan, che passione»

MilanoDa lunedì a venerdì in giacca e cravatta, impeccabile nel suo ruolo di dirigente di una grande società di informatica. Nel fine settimana Nicola Ciniero, 53 anni, è impegnato al volante di una macchina da corsa. Campione italiano 2008 nella categoria «Velocità Autostoriche», in coppia con Mauro Borella, la sua è una passione che affonda in un passato antico quanto la vettura che porta in pista, una Cortina Lotus del 1965, auto simile a quella con cui correva Jim Clark.
«La mia prima gara di auto l’ho vista nel 1960 a Monza - racconta -: era con me mio papà, un alfista convinto. Da quel momento non me ne sono persa una. Quando ho avuto l’occasione di dire vediamo che cosa vuol dire correre in pista, ho puntato sulle auto storiche. D’altronde, il periodo che io ricordo meglio è quello delle Alfa Romeo Gta, delle Ford Cortina, delle Abarthine, le macchine di quando ero ragazzino e che mi facevano sognare. Nulla mi riesce a dare vibrazioni simili».
Come precisa lo stesso Ciniero, la competizione «Velocità Autostoriche» è un campionato regolare, sotto l’egida di Aci-Csai: le vetture sono divise in classi di riferimento a seconda dell’anno di costruzione. «Sulle nostre automobili non c’è elettronica - riprende - e non è possibile fare modifiche. Al preparatore sta la capacità di trovare quella messa a punto in più rispetto agli altri, aspetto sicuramente fondamentale. Il livello di sicurezza è però elevato, non si registrano mai incidenti particolarmente pesanti o cruenti. E poi c’è un rispetto superiore: siamo tutti gentleman driver, anche perché portiamo in pista pezzi piuttosto rari».
Un’autodidatta, Ciniero: «Ho imparato guardando - racconta - e poi ho letto molto su come impostare le traiettorie. Quello che oggi conosco, me lo ha trasmesso in parte chi correva con me, in parte il mio preparatore, Marco Montanari di Reggio Emilia, e ancora il mio co-pilota Mauro Borella. Occorre, però, molta umiltà, perché si rischia».
Quest’ultima dote va unita al già ricordato rispetto per il mezzo, di cui bisogna essere al corrente di pregi e difetti. «La mia Cortina è tutta motore come concetto, un motore simile alle F2 dell’epoca, occorre conoscerla a fondo perché se la si forza risponde in modo nervoso. Va portata in modo pulito, bilanciato.
Servono polsi da chirurgo, come diciamo noi, per riuscire ad andare veloci». Una vettura che piace molto a Ciniero, ma con la quale non ha feeling è la Alpine Renault 110, ma i motivi prescindono dalle qualità intrinseche del veicolo («è bassa, leggera, velocissima, però la posizione di guida è qualcosa di quasi impossibile per me»). Il 2009 del manager-pilota guarda all’estero. «Mi piacerebbe cimentarmi almeno in due delle tre gare che ci saranno ad agosto - precisa -: quella sul vecchio anello di 23 chilometri del Nürburgring e quelle di Spa e Hockenheim. Al Nürburgring ho corso solo una volta nei giri liberi, mi sembra fosse il 1999. Non ricordo niente, sono stati chilometri di apprensione. Andrò sul posto una settimana prima, per prenderci le giuste misure e capire come reagisce il mezzo». Due i momenti sinora indimenticabili per Ciniero, che il 5 aprile prossimo si schiererà sulla griglia di partenza di Monza per l’avvio della sua quinta stagione regolare di gare: «Quello relativo alla prima vittoria assoluta a Vallelunga, nel giugno 2007, traguardo che non avevo mai raggiunto. Sotto il casco piangevo come un bambino, non mi sembrava vero. L’altro episodio è legato alla gara di Magione di fine giugno 2008. Dopo un testacoda, un contatto e con problemi al cambio sono riuscito a tagliare quel traguardo che ha contribuito in modo fondamentale al mio successo in campionato e, infatti, l’ho dedicata a una persona speciale, all’aquilotto dei box».