Corse a singhiozzo, è caos nella metro B

Marcello Viaggio

Solo 7 treni su 17 in servizio sulla metro B nel pomeriggio di mercoledì dalle 17 a fine servizio. Ressa di passeggeri, attese perfino di 10 minuti sulle banchine delle stazioni di scambio: Termini, stazione Tiburtina, Piramide. Completamente saltati i normali orari. A dare per primo la notizia è una fonte dirigenziale interna: molti treni sono rimasti fermi al deposito per il rifiuto dei macchinisti di effettuare gli straordinari. L’uomo lavora in una stazione del metrò, ha i bollettini delle corse sotto gli occhi. Di fatto la rappresentanza di base avrebbe proclamato lo stato di agitazione. La situazione, dopo il dramma di piazza Vittorio, sta sfuggendo di mano ai sindacati. «Mercoledì è stato il caos, non ho avuto un attimo di respiro - conferma un macchinista dirigente di un sindacato autonomo -. Ho fatto 6 ore di seguito sul treno. Ogni corsa invece di 40 minuti, è durata 50 minuti per la ressa dei passeggeri. Arrivavo al capolinea e subito dovevo ripartire. Mancavano ad occhio e croce almeno 6-7 treni».
Il turno di lavoro ordinario è di 6 ore e 10 minuti, ma il cosiddetto turno macchina, quello effettivamente alla guida del treno, è di 5 ore. Contando lo straordinario, si arriva a 8-9 ore di seguito. Mercoledì, però, finito il turno normale molti sono andati subito a casa. Quasi uno sciopero bianco. «La cosa ha avuto inizio lunedì per la mancata verifica dell’accordo sindacale di giugno - spiega il sindacalista autonomo - La scorsa settimana la Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) interna si è incontrata con Met.Ro per discutere sui turni. Ma l’azienda ha fatto muro contro muro: va bene così, il sistema non si cambia, la verifica semmai la faremo con le segreterie sindacali. La Rsu allora ha spiegato la situazione ai lavoratori ed è stato comunicato all’azienda lo stato di agitazione. Di conseguenza noi macchinisti abbiamo preso la decisione: niente più straordinari». E quindi meno corse. Per i passeggeri l’attesa è salita alle stelle. «Da lunedì - racconta il macchinista - a Termini il convoglio resta fermo anche 10 minuti invece dei soliti 4-5 minuti. La gente si contende lo spazio centimetro su centimetro. Non possiamo chiudere le porte. I treni successivi devono aspettare in fila, accumulando ulteriori ritardi». E anche ieri sono stati segnalate lunghe attese tra un convoglio e l’altro.
I sindacati sembrano scavalcati. C’è chi, interpellato da il Giornale, cade dalle nuvole. Ma Simona Rossitto, Uil trasporti, indirettamente conferma: «La verifica non è stata ancora calendarizzata, so solo che giorni fa c’è stato un incontro sui turni. Ma l’azienda la verifica la deve fare con noi». La coincidenza della protesta con i fatti di piazza Vittorio fa sospettare però un’altra circostanza: che i macchinisti si sentano nell’occhio del ciclone, non vogliano rischiare. Né con turni massacranti, né forzando la velocità. C’è un’inchiesta del magistrato. Le officine di manutenzione, d’altra parte, presenterebbero consistenti carenze di organico, certi turni serali sono ridotti al lumicino: «Chi va in pensione non viene sostituito - rimarca il dirigente interno -. A volte la riparazione di guasti anche banali viene rinviata all’indomani per mancanza di personale».