Il "Corsera" protesta per il trasferimento E il lettore se la ride

Il comitato di redazione del quotidiano chiede solidarietà: l’azienda vuole vendere la sede. Ma su Internet scatta lo sfottò

Roma - «Caro lettore, siamo qui a denunciare il pericolo che tra pochi mesi il Corriere della Sera, in termini di qualità, potrebbe non essere più lo stesso quotidiano che sei abituato a leggere. Perché l’informazione sia completa e corretta, un quotidiano deve lavorare come un corpo vivente. (...) La Rcs Mediagroup ha annunciato di voler mettere in atto questo tipo di violazione dell’organismo Corriere della Sera: smembrando la redazione dalla tipografia e immaginando persino di scorporare alcune parti di redazione dal suo insieme. Qualcuno resterebbe in via Solferino, altri verrebbero trasferiti a Crescenzago.

Il motivo è la volontà di vendere gran parte degli edifici di proprietà nell’area Solferino-San Marco». Il nodo arriva a metà comunicato del cdr, il comitato di redazione di via Solferino: la messa in vendita di parte della sede storica del Corriere e il trasferimento dei giornalisti in un luogo meno storico e ameno, Crescenzago, hinterland milanese.

In via Solferino ci rimarrebbero il marketing e il management, «una casta (questa sì) di intoccabili» che «non paga neppure il minimo pegno per le scelte scellerate in termini di politica aziendale» scrivono i giornalisti del Corriere in riferimento soprattutto all’acquisto da parte di Rcs del gruppo spagnolo Recoletos (1,1 miliardi). In effetti i conti di Rcs peggiorano (al 30 settembre 2011, scrive Affari italiani, si registra una perdita netta di 25,5 milioni di euro), mentre l’area quotidiani è in leggere crescita, per questo la redazione non vuole pagare errori altrui. Il cuore del problema sembra essere lo smembramento della redazione e il trasferimento a Crescenzago, che non è via Solferino, «la su casa storica da 110 anni, che rappresenta anche un simbolo per Milano, basta pensare alle scolaresche che quasi ogni giorno vengono a visitare la redazione».

Nei siti e pagine Facebook che hanno ospitato il comunicato sindacale del Corriere (tra cui lo stesso Corriere.it) sono apparsi molti commenti di solidarietà ai giornalisti, ma molti anche critici, al limite dello sfottò per la questione del trasferimento dalla chicchissima via Solferino a Crescenzago.

Su ilPost, ad esempio, i lettori vanno giù pesanti: «Si indignano perché dovranno prendere la metropolitana fino a Crescenzago?», «Capisco i problemi di molti giornalisti del Corrierone. Come ci si veste per lavorare a Crescenzago? Qualcuno forse è terrorizzato di dover prendere la metro»; «Giornale “bionico”? “Parti assemblate con escamotage informatici”? E “con perdite di tempi preziosi per l’accuratezza dell’informazione”? Una domanda: ma il lettore di riferimento del Corriere vive negli anni Sessanta? O ci vivono loro?»; «“assemblate con escamotage informatici”: software, si chiamano software ed e-mail e web e rete. Razza di sopravvissuti del paleolitico che non siete altro», e via così.

Anche su Twitter molti commenti non proprio in linea con il cdr del Corriere («Al #Corriere chiamano il trasferimento da via Solferino a Crescenzago “depauperamento qualitativo”, certo per lo shopping è un problema», «La tecnologia proprio non entra lì»). La redazione però contesta i tagli complessivi che l’azienda sta facendo, soprattutto sui giornalisti, con prepensionamenti o chiusure, come quella del free press di Rcs, City, «mentre assegna ad azionisti e manager ricchi dividendi e premi quasi milionari». Insomma tira aria brutta in via Solferino, quasi peggio che a Crescenzago.