Corsi di autodifesa per i rom: la nuova lotta dei «compagni»

Li arruolano d’ufficio per dare vita a una nuova stagione di lotta politica. Una sponsorizzazione anarco-insurrezionalista per «fermare i pogrom contro i rom», per «l’autodifesa degli immigrati» e contro «il nuovo pacchetto sicurezza del governo». Rivendicazione siglata da vecchi e nuovi compagni poco pacifici, non troppo lontani dagli autonomi degli anni Settanta e sempre pronti alla chiamata alle armi. Anche quando si tratta di trasformare i cinquecento del campo di Triboniano in un esercito di disperati.
E per andare oltre le rivendicazioni con tanto di linguaggio paleomarxista - che poco servono a scaldare gli animi -, quelli dell’antagonismo milanese organizzano corsi «militanti di autodifesa» per i rom e, attenzione, «per tutti gli immigrati sottoposti alla repressione razzista» perché non possono nutrire «illusioni nelle logiche politiche-istituzionali» e quindi possono «confidare solo sulla propria capacità di organizzarsi dal basso».
Sì, gli irriducibili dei centri sociali organizzano corsi di autodifesa per i rom e l’annunciano, nero su bianco, in un manifesto che, tra l’altro, chiama alla mobilitazione popolare per il 13 e 14 giugno, con presidio in via Barzaghi e corteo «antirazzista» per le vie del quartiere. Risposta politica per «costruire un’adeguata mobilitazione popolare schierata dalla parte giusta della barricata» mentre «i padroni vogliono dividere la classe lavoratrice e evitare che si formi un fronte di lotta molto pericoloso».
Virgolettati che, da una settimana a questa parte, si concretizzano ogni giorno, festivi compresi, in un paio d’ore di addestramento da palestra con mosse da karate, judo e lotta libera. Il tutto tra il campo di via Triboniano e la cascina occupata del centro sociale Torkiera, dove c’è chi si occupa di unire gruppi di rom (campo Triboniano e cascina Bareggiate di Pioltello) etnicamente divisi tra loro in una struttura, «comunità di lotta», che in passato già aveva messo a disposizione dei nomadi una mappa degli stabili e delle aree dismesse di Milano che era possibile occupare.
È lì, a due passi dal Musocco, che si sta organizzando la «resistenza» e si stanno lanciando le parole d’ordine fatte risuonare pure in una serata pro-rom al circolo Arci di via Bellezza, dove a sorpresa (tra gli invitati il consigliere provinciale Piero Maestri, il responsabile del Naga, Pietro Maserotto, e il ricercatore della Bicocca, Tomaso Vitale) c’è stato chi a colpi di slogan ha invitato «alla conquista dei diritti concreti tramite l’azione diretta e l’autodifesa» per «dare sbocco alle contraddizioni che attraversano il centro imperialista e la sua periferia» anche relazionandosi «con le frazioni più combattive» dei rom. Convivenza indispensabile per «far esplodere la polveriera» e, tanto per non smentirsi, denunciano «il pericolo del nuovo squadrismo fascista» ovvero una due giorni di Cuore nero (il 13 e il 14 giugno) che, parola dei compagni, marcerebbero sulle favelas dell’illegalità. Quelli di Cuore Nero smentiscono ogni replay di marcia ma gli irriducibili del coordinamento antirazzista non demordono e continuano a fare palestra con i rom e pure accumulare acqua e bombole di gas, acqua e benzina. Munizioni che sono una minaccia alla convivenza civile.