Corsi di cultura nelle moschee: una messinscena

Era solo una messinscena. Ricordate l'annuncio del ministro Ferrero, il rivoluzionario programma di istruzione per gli immigrati islamici? Mille corsi di studio in tutte le moschee d'Italia, al costo di diecimila euro l'uno. Il primo, disse Ferrero, era già stato portato felicemente a termine nella moschea di Roma: venti musulmani sui banchi ad apprendere nozioni di cultura generale e quindici musulmane ad imparare la nostra lingua. Un esperimento strepitoso, lo definì il ministro. Grandi titoli sui giornali, pioggia di complimenti dai partiti di governo, cori di proteste dall'opposizione per quei dieci milioni di euro in viaggio verso le tasche degli integralisti che, si sa, controllano la maggior parte dei luoghi di culto islamici del Paese. Protestarono anche le associazioni dell'immigrazione femminile che un programma pubblico d'istruzione lo aspettano da tempo, è vero, realizzato però nelle strutture scolastiche italiane non certo nei centri dove viene celebrata l'inferiorità della donna. Energie sprecate.
Tutto inventato, quasi. Di sicuro una pura invenzione, un falso d'autore, che si sia mai tenuto un corso pilota di istruzione per le immigrate nella grande moschea romana. Di sicuro, i diecimila euro di quel corso non sono mai arrivati a destinazione e probabilmente è proprio da lì che è nato l'inciampo perché i funzionari delle moschee tengono d'occhio il portafoglio almeno quanto il velo islamico. E così qualcuno di loro alla fine si è deciso a parlare confermando i sospetti venuti a chi segue più da vicino i problemi dell'immigrazione. Possibile che nessuno delle donne beneficate da quella iniziativa fosse presente alla affollata conferenza stampa indetta dal ministro? Possibile che non si riuscisse a sapere chi fossero e a farsi raccontare da loro qualche dettaglio di quella esperienza? «Il ministro si è lasciato prendere la mano», rivelano ora quei funzionari. Sarebbe a dire? «Sarebbe a dire che il progetto c'era ma non è mai partito». E allora, il risultato strepitoso? «Diciamo che il ministro ha anticipato i tempi, non c'è mai stato nessun corso di italiano nella nostra moschea e nessun finanziamento». Ma voi come ve lo spiegate il suo annuncio? «E chi lo sa, da allora non l'abbiamo più sentito».
Vi chiederete: ma che Paese è mai quello dove un ministro della Repubblica si comporta come gli imbonitori della televisione che promettono rimedi miracolosi e in mano hanno solo boccette di acqua fresca? Paolo Ferrero, il ministro dei clandestini come ama definirsi, è un uomo pieno di fantasia e di risorse, si batte in difesa del velo islamico che gli ricorda quello delle nostre nonne, se la prende con la stampa perché mette in prima pagina le immigrate assassinate in nome del Corano, se scoppia la tragedia in un campo Rom, lui che è il responsabile delle politiche sociali, assicura che la colpa è tutta di Berlusconi: certamente saprà arrangiare qualche risposta. Nel frattempo noi aspetteremo con il dovuto rispetto il suo prossimo annuncio, cercando solo di capire se alle sue spalle non s'intraveda per caso la figura del mago Otelma.