Corsi e ricorsi Anche per le mazzette c’è la svalutazione

In fondo, c’è stato uno «sconto» di 853 euro! Se Milko Pennisi avesse voluto «copiare» il celeberrimo Mario Chiesa non avrebbe dovuto chiedere una mazzetta da 5mila euro, ma 853 euro in più.
Il perché è presto spiegato. L’ex numero uno del Pio Albergo Trivulzio, l’uomo al quale Antonio Di Pietro «deve» la sua irresistibile ascesa agli onori delle cronache, fu arrestato il 17 febbraio del 1992 dopo aver intascato una «stecca» da 7 milioni di vecchie lire, prima parte di una tangente del 10% su un appalto da 140 milioni per un’impresa di pulizie. Sette milioni di vecchie lire equivalgono al cambio attuale 3.615,20 euro. Però sono passati 18 anni e soprattutto è passato il 61,9% di inflazione. Quindi al cambio attuale sarebbero 5.853 euro.
Insomma, gli anni passano, il malcostume resta e, soprattutto, cerca di adeguarsi al maggiorato costo della vita. D’altronde, la corruzione e la concussione hanno un costo. E se ieri all’impresa monzese Ilpi per un appalto alla Baggina potevano andare bene 3.600 euro, oggi per una ristrutturazione alla Bovisa se ne dovrebbero chiedere 6mila. La crisi ha comunque avuto il suo peso e così si può chiudere un occhio e scendere a 5mila. Forse saranno state anche queste le valutazioni dell’esperto Pennisi.
Bisogna tornare indietro con la mente. Per acquistare Il Giornale nel 1992 bastavano 1.200 lire (62 centesimi). Una bella Bmw Serie 3 costava 30 milioni e con 500 milioni si poteva sperare di portar via un appartamento in centro di un centinaio di metri quadri. Ora che per comperare il nostro quotidiano servono 1,20 euro, che per una berlina bisogna scucire come minimo 30mila euro e che con 500mila euro si acquista un appartamentino semiperiferico se si è molto, ma molto fortunati, anche la tangente si è adeguata all’effetto-euro e alla crisi. Certo, occorre anche tener conto di altri fattori: nel 1992 in Italia l’inflazione galoppava oltre il 5% e il denaro costava al 13 per cento. L’Avvocato bloccò i prezzi delle auto Fiat per qualche mese per guadagnare un po’ di quote di mercato in un periodo difficilissimo. Oggi va decisamente molto meglio.
L’unica cosa che non cambia è il metodo utilizzato nei rapporti con la pubblica amministrazione. In fondo, la denuncia dalla quale era partita «Mani pulite» si fondava sulla disparità tra l’importo della tangente e il pagamento «a babbo morto» dell’appalto. E tra l’ottenere un appalto nel 1992 e il via libera di una commissione consiliare nel 2010 la strada scelta è sempre la medesima.
Nel resoconto del Corriere del 18 febbraio 1992 un magistrato inquirente si vantava dell’arresto di Chiesa dichiarando: «L’abbiamo beccato con le mani nella marmellata!» (il fulgido eloquio fa pensare proprio al padre di tutti i giustizialisti italiani!). Il 13 febbraio 2010 anche la «marmellata» è aumentata di prezzo ma non quanto un appartamento in centro. Nulla si sa, invece, circa le quotazioni di una coscienza pulita in questi 18 anni.