Corsi regionali: le scuole autorizzate sull’orlo del baratro

Giuliana Pelliccioni, presidente dell’Aspar (Associazione scuole private autorizzate Regione) dal 1992, perché il vostro giudizio sul nuovo sistema di accreditamento pubblicato dalla Regione il 21 gennaio scorso è così negativo?
«Perché costringerà alla chiusura almeno il 60 per cento delle circa 170 scuole autorizzate che oggi nel Lazio fanno formazione privata - organizzando corsi di informatica, estetica, parrucchieri, fotografia, ecc. ndr - e offrono lavoro a migliaia di persone tra docenti e personale didattico, che ora sono a serio rischio di disoccupazione».
Si spieghi meglio...
«Rispetto al precedente accreditamento, il provvedimento normativo appena licenziato dall’amministrazione Marrazzo, tra l’altro con una semplice delibera di giunta, ha introdotto una serie di standard praticamente impossibili da raggiungere per molte strutture di Roma e provincia».
Può fare qualche esempio?
«Innanzitutto c’è la questione degli spazi minimi previsti per le sedi formative: 26 metri quadrati per un’aula, 30 metri quadrati per un laboratorio, 50 metri quadrati per gli spazi comuni. Si tratta di condizioni che penalizzano sicuramente i corsi biennali e triennali. Senza contare che per mettersi in regola sono stati concessi soltanto sei mesi di tempo per chi si accredita ora, periodo dimezzato a tre mesi, invece, per chi ha già usufruito di fondi comunitari. Tutto questo significa che per fare i lavori saremo costretti a interrompere le lezioni, cioè un pubblico servizio, nel bel mezzo dell’anno didattico».
Vi siete confrontati nel merito con l’assessore regionale all’Istruzione, Silvia Costa?
«Siamo stati completamente tagliati fuori. L’ultimo incontro con l’assessore Costa risale a febbraio 2007 e la responsabile della Direzione regionale Istruzione, Elisabetta Longo, non ha trovato il tempo di riceverci. Così come inascoltata è rimasta la nostra richiesta di prevedere degli standard più flessibili per le scuole private semplicemente autorizzate e, magari, più rigidi per quelle che invece partecipano ai bandi dell’Unione europea. Quello che non vogliamo far passare è il principio del colpo di mano. L’idea per cui una realtà come la nostra, che per anni è stata la spina dorsale della formazione regionale venga punita così mentre, paradossalmente, persino gli istituti statali vengono esentati da una normativa così rigida».
Qual è stato secondo lei il criterio che ha ispirato il nuovo sistema di accreditamento?
«Lo scopo, neanche tanto nascosto, è quello di portare al collasso strutture come le nostre per favorire le scuole sovvenzionate, seguendo un’impostazione perversa».
Parole forti...
«Non direi. Basti pensare che mentre la retta annuale sostenuta da una ragazza che frequenta uno dei nostri corsi di estetica è di 2.800 euro, per lo stesso corso in una scuola sovvenzionata la Regione deve affrontare un costo di 8-10mila euro ad allieva. In sostanza si preferisce affossare le strutture autorizzate come quelle dell’Aspar, il cui onere economico è a totale carico del gestore, per favorire lo spreco di risorse pubbliche».
E quindi sta per scoccare l’ora della protesta?
«Se la Costa non ci riceverà personalmente per ascoltare le nostre ragioni non avremo altra scelta: andremo in massa a imbavagliarci sotto la sede della Regione».