La corsia di emergenza mi ha portato fuori strada

A Londra produrremo dieci ore al giorno in 3D

È un po’ come quando in tangenziale rispetti le code e critichi e fai la vociona e rifletti sulla scandalosa scorrettezza di chi sfila sulla corsia d’emergenza e passa e va e tu resti lì come un fesso. E allora speri e sogni che duecento metri avanti ci sia una pattuglia della polizia che, oplà, «prego si fermi». Poi succede che mesi dopo, per fretta, accenni timidamente una manovra simile, ti sporgi solo per pochissimi metri e, oplà, «prego si fermi».
Su internet mi è andata così. Da mesi predico la vita vintage, da mesi dico che un libro è meglio di un e-book, eppure quella sera ero di fretta, aveva la luna storta e dovevo scrivere una parola nel francese che non conosco e così ho imboccato la corsia d’emergenza e l’ho scritta e inviata e ho fatto la figura dell’ignorante. Perché quella sera la pigrizia e la premura e allora non ho consultato il pesante dizionario, affidandomi a google traduttore che ha subito fornito la parola cercata, confermandomi e tradendomi al tempo stesso. Perché l’aveva scritta come me e perché il giorno dopo avrei scoperto che era sbagliata. Solo che per uno di quegli strani scherzi informatici era inevitabile che mi desse quella risposta. Proprio come in tangenziale, per una volta che non vivo vintage ecco che mi pizzicano.
Però, ora più di prima, internet mi preoccupa. Anche perché se avessi avuto la pazienza di sfogliare il dizionario non avrei sbagliato e soprattutto avrei naturalmente memorizzato quella parola. Tanto più che poco prima avevo letto un interessante studio della Columbia University di New York. Diceva: occhio che ci stiamo orientando verso un mondo malato di amnesia. Un mondo che si reggerà solo su una grande memoria collettiva e digitale. Appunto internet, la rete, immensa memoria a portata di clic. E così andrà via via atrofizzandosi la nostra capacità di ricordare. Di più: potrà accadere che anziché rammentare il soggetto delle ricerca, chessò, il nome del film, manderemo a mente le chiavi di ricerca utilizzate per arrivare a quel titolo. E così, all’esercito di quelli che «non so qual è il numero di mia moglie» non perché hanno quattro amanti ma «perché l’ho memorizzato sul telefonino» si aggiungeranno le truppe di quelli che «non so chi sia Dante ma so che google me lo dirà». E adesso che ci penso, io, quella parola in francese, per di più sbagliata, quasi quasi non la ricordo ancora. Perché non l’ho mandata a mente, perché me l’ha solo fornita internet. Non un libro. Tanto più che un libro non mi avrebbe tradito.