«In corsia come E.R. ma con meno ansia»

Da domenica su Raiuno la fiction Medicina Generale. Il regista De Maria: «Puntiamo sull’umanità dei personaggi»

da Roma

Lo scenario è quello che tutti noi conosciamo. Le corsie di un enorme ospedale, vecchio nella struttura e ammodernato a fatica. Si verrà poi a sapere che è un ospedale vero: un'ala (abbandonata) del Forlanini di Roma, destinato, proprio per la sua antica vastità, ad imminente chiusura. Anche i medici, gli infermieri e i pazienti già li conosciamo: ci sono dottori adorabili e altri pericolosi, caposala in gamba come carogne, malati esemplari e insopportabili. Anche qui casi e psicologie sono autentici: tratti da fatti realmente, accaduti dunque sintomatici della realtà sanitaria del nostro Paese. Il risultato? Medicina Generale: la fiction di Raiuno che ci sembra già di conoscere, insomma (anche se andrà in onda solo da domenica con le prime otto puntate, e in autunno con altre sei) esattamente com'era nelle intenzioni di chi l'ha realizzata.
«Il genere ospedaliero è uno dei più popolari e diffusi nelle tv di tutto il mondo - analizza il regista Renato De Maria - E penso sia amato proprio perché immediatamente riconoscibile in alcuni suoi elementi, che non devono cambiare mai». Ma con alcune importanti differenze. «Se l'ovvio modello di riferimento rimane quello americano, con serie di notorietà planetaria tipo E.R., Dr.House o Grey’s Anatomy, dai quali non si può prescindere, il nostro Medicina Generale se ne discosta per la sua italianità. Il che significa: ritmo nel racconto ma senza affanno ansiogeno, e maggior ricorso all'umanità dei protagonisti. Il sistema sanitario americano non è pubblico ma privato, e fa degli ospedali dei ricoveri a cinque stelle. Lì tutti i malati sono ricchi. Da noi, invece, la malattia livella le classi sociali, mescola fra loro il generale in pensione con la fruttarola di Testaccio. Il che rende assai più articolato e vario, più stimolante e mosso il panorama umano da raccontare». Per ottenere una tavolozza più ricca di colori De Maria ha voluto un cast «non usurato dalla tv, e con ottimi professionisti». Ecco allora dar vita a storie piccole e grandi, drammatiche e ironiche della varia umanità di un policlinico, metà avveneristico e metà fatiscente, i volti di Nicole Grimaudo (una giovane caposala tenace e positiva, prima osteggiata poi amata dagli altri infermieri), Andrea Di Stefano (un cardiologo single, attento, paziente e sollecito), Roberto Citran (il primario cinico e distaccato, almeno all'apparenza, in realtà partecipe), pazienti come Anna Longhi, Raffaele Pisu e Gisella Sofio, e i due infermieri Antonello Fassari e Francesca Reggiani, «cui è affidato il lato ironico del nostro racconto. Spaventato dall'eccesso di dramma che una serie ospedaliera può riservare - precisa il regista - ho voluto infatti inserirci anche un po' di commedia. E questo è un altro aspetto dell'italianità della nostra serie».
Quinto caso di fiction a lunga serialità in un solo anno (dopo Gente di mare, Capri, Butta la luna e Raccontami) Medicina Generale viene messo in onda ora, e solo per le puntate finali nell'inizialmente previsto periodo autunnale, proprio per desiderio della Rai, che ha voluto anticiparla «perché ci crede moltissimo - ha spiegato il direttore di Raifiction, Saccà - Crediamo nel suo ritmo, nel verismo dei suoi racconti, nella sua qualità». Dato il genere, spesso delicati sono i temi affrontati nei vari episodi. «Ma tutti ispirati a vicende reali, anche scottanti - precisa Donatella Diamanti, sceneggiatrice - Parleremo, ad esempio, di consenso informato e di malasanità, con medici che commettono errori perché trascurati, o semplicemente perché sono uomini. Centrale sarà sempre il tema della scelta, affrontata dai dottori come dai pazienti. Noi, invece, non prenderemo mai posizione. E non per lavarcene le mani; ma perché riteniamo che, davanti a certi argomenti, la scelta sia troppo articolata e complessa, per poter essere indicata da una fiction».