È in corso il 61° Salone internazionale dell’auto e come ogni anno i costruttori presentano i modelli che il pubblico si prepara a guidare Francoforte, ricette contro il caro-greggio Alleanze tra case nelle motorizzazioni ibride (benzina-elettrico): in

Massimo Mambretti

da Francoforte

Oltre mille espositori e un centinaio di novità, piccole e grandi, sono i numeri riportati sulla carta d’identità del 61esimo Salone di Francoforte. Non sono, però, i tratti distintivi della sconfinata rassegna tedesca dove, da venerdì scorso a domenica prossima, i «grandi» dell’automobile mettono in gioco quanto prossimamente influenzerà scelte e decisioni del pubblico. L’occasione, sfruttata anche dal cancelliere Schröder per un’ultima passerella pre-elettorale, non solo rivoluziona listini e attese di tutti i costruttori ma, questa volta, fa da cassa di risonanza a nuove alleanze fra i costruttori. Tra queste c’è quella industriale tra la Fiat e la Ford.
La prima, però, raccoglie a Francoforte anche certezze che scaturiscono dall’interesse e dai positivi commenti raccolti tra pubblico e concorrenti. Si devono, soprattutto, alla Grande Punto, ritenuta senza mezzi termini una vettura quanto mai azzeccata: da comprare da parte degli automobilisti, da temere da parte delle altre case. Un risultato che gratifica lo sforzo che il gruppo automobilistico italiano ha profuso per realizzare un’auto in grado non solo di raccogliere ordini e utili, ma anche di riflettere le sue performance commerciali sugli altri nuovi modelli «made in Italy».
Il compito, tuttavia, non sarà semplice perché, proprio a Francoforte, debuttano anche due altre nuove generazioni di rivali della Grande Punto: la Renault Clio III e la Toyota Yaris. Da qui si potrebbe avere l’impressione che il tema delle ex piccole - poiché tutte assumono aspetti corpulenti per la crescita delle dimensioni imposta dalla necessità di soddisfare le norme di sicurezza - abbia concentrato l’impegno dei costruttori verso auto di costo ragionevole, con consumi ed emissioni degne delle aspettative del mercato e, quindi, in grado di limitare gli effetti del caro-euro e del carissimo-petrolio.
Invece, se si guarda alla maggiore parte di quanto è esposto a Francoforte emerge una tendenza ben differente. Infatti, sono tante le novità «alto di gamma». Vanno dalle coupé prestazionali alle coupé-cabriolet, dalle ammiraglie ai giganteschi incroci tra Suv e Sport Tourer. «Oggetti», in larga percentuale, per pochi e, in alcuni casi, destinati ad attrarre nuove simpatie nei mercati extra-europei, ma anche capaci di portare allo scoperto il ritardo con cui vengono realisticamente affrontati il risparmio energetico e il rispetto ambientale. Due aspetti che i giapponesi - in particolare Toyota e Honda - hanno già affrontato in maniera concreta, tanto da trascurare il tema dell’affascinante quanto problematico idrogeno e da sviluppare, per produrre e vendere da tempo automobili ibride. A Francoforte arrivano, seppure tardivamente come hanno sottolineato per non tradire il clima pre-elettorale i Verdi tedeschi e la SPD, le riposte europee.
Si tratta degli annunci di joint-venture - composte da un lato da Bmw, DaimlerChrysler e General Motors e da un altro fronte da Audi, Porsche e Volkswagen - finalizzate alla realizzazione di sistemi di propulsione ibrida, quindi composti da motori termici ed elettrici. Forse per limitare la portata delle critiche, il secondo sodalizio espone in fretta e furia negli immensi padiglioni della Fiera tedesca le proprie grosse Suv anche in versione ibrida. Tuttavia, il cammino che trasformerà queste buone intenzioni in realtà commerciali richiede ancora del tempo. Almeno, un paio d’anni. L’importante, però, è avere cominciato perché, in mezzo a novità e annunci, è spuntato anche chi ha l’aria di non volere stare troppo a guardare. Si tratta dei cinesi che, per la prima volta, entrano in un Salone occidentale da espositori, anche se con proposte poco adatte a mercati esigenti ed evoluti. Ma, fino a poco tempo fa, non si diceva la stessa cosa anche in altri campi?