Corso Magenta preda del degrado: oltre le transenne c’è la discarica

Cadono nel vuoto i ripetuti appelli al Comune anche per le carcasse dei motorini

A nulla sono valse le innumerevoli telefonate fatte dagli abitanti di corso Magenta al Comune. Nessuno è intervento sui cespugli informi, sulle palme disordinate e sulla spazzatura che regna sovrana nella zona. Per non parlare poi delle carcasse di motorini abbandonate vicino alle aiuole, probabili residui di furti effettuati in altre parti della città.
«E dire che dovremmo essere il salotto buono della città», si lamenta Milena Pizzolo, consigliere di Alleanza nazionale della circoscrizione centro est, che ha raccolto le lamentele dei cittadini. E osservando le aiuole del corso, in effetti, la sensazione di abbandono è quella che per prima salta agli occhi.
«Sappiamo che l'assessorato all'ambiente ha proposto agli abitanti l'adozione delle aree verdi - racconta Giuseppe Murolo, consigliere comunale di Alleanza Nazionale -. Nessuno ha voluto prendersi questa responsabilità. La risposta? Arrangiatevi, noi non possiamo intervenire».
Al centro di una piazzetta, all'altezza del civico 21, un'antica vasca di accumulo dell'acqua (che veniva utilizzata per azionare la funicolare di Sant'Anna), fa cattiva mostra di sé tra arbusti che da tempo sconfinano sulla strada, mentre la spazzatura si accumula da ogni lato.
«È l'ennesima riprova di quanto il Comune riesca ad essere assente - osserva Murolo -. Ancora una volta, i cittadini si lamentano per incuria e degrado». Degrado che colpisce anche, e soprattutto, i simboli della Genova storica: scalinata Palestro ne è un esempio.
Il ponte con il relativo lavatoio, che ora sono inglobati nel muraglione che sostiene Corso Solferino, esistevano già da prima della realizzazione di Circonvallazione a monte, avvenuta nella seconda metà dell'Ottocento. All'altezza di via Palestro, appena sopra piazza Corvetto, infatti, c'era un ponte canale che scavalcava la strada e congiungeva le arcate, oggi ancora visibili, di Passo dell'Acquedotto con la collinetta successiva occupata da Villa Gruber.
È ancora presente, a valle della scalinata, una fontana a testimonianza dell'utilizzazione dell'acqua fornita dal condotto fino ad epoche relativamente recenti. Nonostante il restauro relativamente recente, scalinata Palestro, adesso, è erosa dall'umidità. In occasione delle Colombiadi del '92, infatti, il muraglione era stato completamente rimesso a nuovo. Forse un po' troppo in fretta, tanto che non sono stati presi dei provvedimenti contro quell'umidità che contraddistingue il tratto di muro, sotto il quale, ancora oggi, scorre l'acqua che arriva dalle colline del Righi. Sulla facciata sono stati applicati dei teli verdi per evitare che i calcinacci finiscano sulla strada sottostante. Una delle due ali della scalinata è stata pure transennata forse per evitare il passaggio su qualche salino pericolante. È bastato poco perché lo spazio al di là dello sbarramento si trasformasse in una pattumiera. Bottiglie, cocci, materassi abbandonati. Un po' più in alto, qualche murales, tanto per migliorare l'aspetto della fatiscente facciata.
Nonostante le lamentele, però, chi abita nella zona non ha ancora perso la voglia di scherzare. Un cartello, opera di ignoti, attaccato alle transenne, illustra gli innumerevoli pregi dell' opera d'arte: «scalinata in disfacimento», così l'hanno ribattezzata. Quando si ride per non piangere.