Corte Costituzionale, mezzo secolo a regola d’arte

Una mostra illustra attraverso una sessantina di capolavori le principali sentenze e i principi difesi dalla Consulta in 50 anni

L’uguaglianza, il lavoro, la famiglia, la salute, l’ambiente, la scuola, la giustizia, l’associazionismo: i principi fondamentali su cui veglia da 50 anni la Corte Costituzionale sono visibili e tangibili. Illustrati da molti capolavori della pittura italiana (da Michelangelo a Boccioni, da Bronzino a Sironi) che documentano l’aspirazione al diritto e il sentimento di eguaglianza e solidarietà di un popolo.
È questo il cardine attorno al quale ruota la mostra «50 anni di Corte Costituzionale: le immagini e le idee» inaugurata presso il complesso monumentale del Vittoriano alla presenza del Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, del presidente della Consulta, Annibale Marini, dei giudici costituzionali, del sindaco Walter Veltroni e del ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione.
Nata da un’idea di Fernanda Contri (primo giudice costituzionale donna e vicepresidente emerito della Corte), la mostra chiuderà i battenti il 24 maggio. «In nove anni - spiega Fernanda Contri - mi sono resa conto di quanto la Corte sia poco conosciuta al grande pubblico. Di questa mia idea ho messo al corrente qualche tempo fa il presidente Ciampi. Mi ha incoraggiata e da allora non l’ho più mollata, nonostante le difficoltà incontrate». Il risultato è una galleria di circa sessanta opere tra olii, manoscritti originali, i passi più significativi delle sentenze della Corte e l’originale della Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948. La mostra farà da traino a una serie di manifestazioni che hanno preso il via il mese scorso con la visita dei giudici della Consulta ad Auschwitz e che raggiungeranno il clou sabato prossimo, quando al Campidoglio, alla presenza del Capo dello Stato, il presidente della Corte, Annibale Marini, assieme ai giudici costituzionali di oggi e di ieri, celebreranno mezzo secolo dalla prima udienza pubblica della Corte presieduta da Enrico De Nicola.
Il percorso della mostra al Vittoriano - scrive Marini nella prefazione al catalogo che accoglie i contributi di numerosi presidenti emeriti - «è soprattutto un’occasione perché ciascuno di noi possa riappropriarsi del senso di entusiasmo e di partecipazione popolare che ha accompagnato la nascita della Repubblica italiana e ha sancito la solenne affermazioni di diritti individuali e collettivi che costituiscono, oggi come ieri, il baluardo delle nostre libertà civili e la cui quotidiana difesa deve costituire impegno comune di tutti i cittadini».
I curatori della mostra, Giuseppe Marcenaro e Piero Boragina, definiscono la mostra «una sfida»: «riuscire cioè a “far vedere”, ma sarebbe meglio dire “far sentire” il grandioso lavoro di 50 anni di sentenze cui hanno contribuito decine di giudici costituzionali». Principi universali come quello dell’uguaglianza, del diritto al lavoro o della salute sono stati espressi liricamente dagli artisti italiani anche molto tempo prima che venissero sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. È il caso, ad esempio, dell’«Allegoria della pace» di Giovanni Andrea De Ferrari, dipinto nel ’600, efficace espressione dell’articolo 11 della Costituzione («l’Italia ripudia la guerra...). E ancora: l’idea della solidità della famiglia (i cui diritti sono riconosciuti e tutelati dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione) è rappresentata dalla «Famiglia» di Felice Casorati, dipinto del 1935 e suggerito da Piero Gobetti.
Nella mostra non mancano anche alcune curiosità: per alludere al tema del risparmio, è stato rintracciato il conto corrente di Michelangelo nel «Libro dei debitori e creditori del Banco Balducci di Roma» del 1514. Esposta anche la prima edizione «Dei delitti e delle pene» di Cesare Beccaria, a simboleggiare la schiera di studiosi e uomini liberi che nei secoli hanno condotto la loro battaglia contro le tentazioni del totalitarismo e della barbarie.