Dentro la «corte d’America» dove i tuguri costano 500 euro

La signora D. vive in una bellissima villetta al civico 271 di via Padova. Tre piani con giardino, torretta e una governante che si preoccupa di rispondere al citofono e sbrigare la corrispondenza della vedova. Gli affari veri e propri li gestisce il nipote che ha anche un altro impiego, ma a tempo perso si dedica a gestire il capitale di famiglia. Affittando agli stranieri gli appartamenti nello stabile accanto, sempre di proprietà della zia, così come un altro paio di edifici a Cascina Gobba. Peccato che il 275 non abbia nulla a che vedere con lo stile signorile ed elegante dell’altra residenza. Il palazzo è fatiscente, i balconi pericolanti e quando si entra nel cortile ci sono mucchi di spazzatura, biciclette e motorini tutti ammassati. Due, tre, quattro piani dove l’unica cosa moderna sono le parabole appese alle ringhiere insieme ai panni stesi. Bastano pochi minuti per capire che qui, al 275, non esiste alcun tipo di controllo né di sicurezza. La gente entra ed esce in continuazione, il portone è sempre aperto e il portinaio è in servizio soltanto fino a mezzogiorno.
In zona la chiamano «La corte d’America» e quando si domanda com’è vivere in quel palazzo, sgranano gli occhi. «Meglio andare a dormire sotto i ponti che in quel posto lì. Mi creda, fa paura solo a guardarlo. Per non parlare della gente che ci vive dentro, tutti stranieri». Eppure, quando lo raggiungiamo al telefono per chiedergli la disponibilità di un locale al 275, il nipote ci promette che si tratta di un’ampia stanza con cucina, e una vista di tutto rispetto. Mi scusi, ma il prezzo qual è? «Sono 450/500 euro, spese escluse». Cinquecento euro con regolare contratto e tre mesi di anticipo e soltanto a chi ha un permesso di soggiorno, assicura A. Cinquecento euro per dividersi un paio di stanze con altri stranieri in cui nessuno vorrebbe viverci. Cinquecento euro che nel giro di qualche giorno diventano 750 perché gli immigrati subaffittano i locali. In nero.
Accanto al 275 c’è una panetteria, ci lavora un nordafricano e anche lui è in affitto dalla signora D. Paga 5.800 euro a semestre, quasi mille euro al mese. Spese escluse. «È tanto, ma cosa posso fare? I prezzi sono questi». E invece all’agenzia immobiliare ci dicono che il costo di un bilocale in questa zona in una palazzina fresca di ristrutturazione con la fermata della metropolitana sottocasa è di 550 euro, comprese le spese condominiali. «Ma noi siamo stranieri e ci fanno pagare di più, quello che agli italiani danno a 300/350 euro a noi costa quasi il doppio», si lamentano gli immigrati. In via Conegliano 5, una traversa di via Padova, la storia si ripete. Il quadro è simile: un imprenditore italiano proprietario dello stabile, un’amministratrice e un portinaio che gestiscono gli alloggi e i prezzi che qui sono ancora più alti. «Vogliono 150 euro a testa per un bilocale dove viviamo in cinque» raccontano gli extracomunitari stipati in pochi metri quadrati. Il contratto viene registrato all’unico straniero che ha un regolare permesso di soggiorno e gli altri pagano in nero direttamente al proprietario. «Il portinaio ci ha detto che potevamo trovare una casa - racconta un marocchino che vive in questo edificio da anni -. Soltanto per entrare gli ho dato 3mila euro. Più l’affitto che verso ogni mese». I pavimenti delle case tremano non appena ci si cammina sopra e anche qui i servizi sono esterni agli alloggi, nella maggioranza dei casi. Un bagno alla turca che serve anche come doccia e per svuotare le pentole d’acqua. Ma come fate a pagare tutti questi soldi se non avete un lavoro? «Dividiamo le stanze con altri stranieri, loro ci pagano per stare. Questione di sopravvivenza».