La Corte dei conti bacchetta il governo

da Roma

Pensioni e stipendi del settore pubblico assorbono il 55 per cento delle uscite dello Stato, ed è dunque «cruciale l’adozione di interventi correttivi in materia di pensioni e di pubblico impiego». Nella relazione sulle coperture delle leggi dell’ultimo quadrimestre 2006, la Corte dei Conti mette un po’ di pepe nella minestrina previdenziale che il governo si accinge a servire, il 9 di maggio, alle parti sociali. In particolare, la magistratura contabile sollecita la modifica dei coefficienti di trasformazione e l’aumento dell’età pensionabile, mentre l’esecutivo si prepara - al contrario - ad annacquare lo scalone Maroni che dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2008.
La magistratura contabile teme che le norme volte a superare lo scalone comportino «un arretramento in termini di risparmi di spesa». Del resto, i conti di cassa dell’anno in corso appaiono meno brillanti di quelli del 2006: il fabbisogno di aprile è risultato pari a 10 miliardi di euro, contro i 7,9 miliardi dello stesso mese 2006. Nei primi quattro mesi dell’anno, il fabbisogno è così salito a circa 33,8 miliardi, 600 milioni in più dello stesso periodo 2006. Il peggioramento del fabbisogno è dovuto a un aumento della spesa.
La Corte prende in esame anche l’ultima legge finanziaria, constatando l’«incidenza molto elevata degli interventi di prelievo»; né vengono nascosti i timori per il forte inasprimento della tassazione locale. E tuttavia si conclude che solo un contenimento della spesa pubblica può consentire una graduale riduzione della pressione fiscale «nel rispetto degli impegni europei». Quanto al «tesoretto», si parla di cifre «inaffidabili», bisognose di certificazione. Non manca infine una critica esplicita ai ritardi nei decreti attuativi della Finanziaria, definita «un insieme di provvedimenti polverizzati, con effetti di scarsa trasparenza e contraddizione».
Nonostante l’appello della Corte, il governo si prepara a modificare - annacquandolo - lo scalone pensionistico. Lo conferma il ministro del Lavoro Cesare Damiano: «Innalzare l’età pensionabile da 57 a 60 anni nel giro di una notte, è iniquo; è una norma che colpisce un’intera generazione, dunque la dobbiamo cambiare». Il primo incontro con le parti sociali sul nodo delle pensioni è in agenda per il 9 maggio. Per la Cisl, sull’età pensionabile si può trattare; «ma tagliare i coefficienti - dice il segretario aggiunto Pierpaolo Baretta - è inaccettabile». E Giulio Tremonti commenta: «Vada in pensione chi può, perché questi qui (il governo, ndr) vi fregano».