La Corte dei conti boccia i Comuni liguri

Investimenti deliberati, ma non eseguiti; entrate accertate e non riscosse, ma anche spese impegnate e non pagate; crediti ormai inesigibili che, però, figurano ancora regolarmente alla voce «componenti attive dell’avanzo di bilancio». Non è finita: fra i rilievi contenuti nell’analisi della Corte dei conti su un certo numero di Comuni della Liguria (estratti a sorte, come vuole la normativa vigente) c’è anche «la crescente propensione delle Amministrazioni comunali ad affidare a terzi la gestione dei servizi e delle attività strumentali all’esercizio di funzioni amministrative», con la conseguenza di «mutare la fisionomia degli enti territoriali che da enti di gestione diretta si avviano ad operare come enti regolatori dei servizi». Insomma: una bordata di critiche che rasentano la bocciatura, da parte dei giudici del supremo organo della magistratura contabile - presidente Salvatore Greco, relatori Antonio Scudieri, Luisa D’Evoli e Pietro Maltese - che hanno esaminato le condizioni della gestione economico-finanziaria di Albissola Marina, Albisola Superiore, Altare, Arenzano, Bordighera, Borghetto Santo Spirito, Chiavari, Cogoleto, Cogorno, Masone, Millesimo, Pieve Ligure, Rapallo, Recco, Sanremo, Serrà Riccò, Spotorno, Taggia, Varazze, Vezzano Ligure e Zoagli. E se i complimenti, si fa per dire, si limitano alla constatazione che «dalle risultanze del controllo è emersa la tendenza ad una sostanziale tenuta degli equilibri di bilancio sia per la parte corrente (entrate e spese di funzionamento), sia per la parte in conto capitale (entrate e spese di investimento)», il resto della relazione va solo a scavare nelle magagne, evidentemente reali. A cominciare da quelle spese per investimento che, «specialmente nel settore delle opere pubbliche, presentano, in quasi tutte le realtà gestionali, scostamenti di rilievo prevalentemente legati ai ritardi nei finanziamenti da parte di altri enti pubblici».
In ogni caso, su 21 Comuni esaminati, solamente 10 hanno chiuso l’esercizio finanziario 2004 con un avanzo di gestione di competenza. Per quanto riguarda poi la situazione dei residui attivi e passivi, che identificano rispettivamente entrate accertate non riscosse e spese impegnate non pagate, i magistrati contabili verificano che nell’ultimo triennio, «in due Comuni la loro consistenza si è rivelata piuttosto preoccupante ed esigerebbe un’attenta analisi delle poste, ciò tanto più se si tratta di vecchi crediti dei quali è essenziale verificare il grado di effettiva realizzabilità a fini della loro corretta inclusione fra le componenti attive dell’avanzo». Decisamente negativa, infine, la tendenza dei Comuni all’esternalizzazione di alcune funzioni amministrative che «non sempre risulta preceduta da un’attenta valutazione economica in termini di costi-benefici, e non sempre l’operazione ha sortito esiti coerenti con l’obiettivo, voluto dalla legge, di realizzare economie di spesa e migliorare l'efficienza gestionale». La chiusura è in linea con i rilievi precedenti: non risulta, infatti, a giudizio della Corte dei conti, che i Comuni adottino il controllo di gestione, imposto dalla legge per misurare il grado di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa e di ottimizzare il rapporto tra costi e risultati.