La Corte dei conti demolisce la Finanziaria

La Casa delle libertà: «Confermate le nostre obiezioni»

Gian Battista Bozzo

da Roma

La Corte dei conti smonta la manovra economica 2007: è fatta per due terzi da tasse, e si rischia di arrivare addirittura all’80% del totale considerando le maggiori imposta degli enti locali; deprime l’economia, proprio a causa dell’aumento della pressione fiscale, e favorisce l’aumento della spesa; rinvia ogni intervento strutturale, in particolare sulle pensioni; penalizza i Comuni, che inevitabilmente dovranno agire sulla leva fiscale. Un giudizio, quello espresso dal presidente della Corte Francesco Staderini davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, che somiglia molto a una stroncatura.
Aumenta la pressione fiscale. Le maggiori entrate del 2007 «non saranno inferiori a 20-22 miliardi di euro, cioè due terzi della manovra lorda», afferma Staderini. Il ricorso a nuove addizionali e tasse da parte degli enti locali, aggiunge, porterebbe l’incidenza all’80% del totale. La pressione fiscale, già in crescita nel 2006, aumenterebbe di un punto percentuale nel 2007. Inoltre, rileva la magistratura contabile, «una azione correttiva orientata sul prelievo fiscale è destinata a incidere in senso depressivo sulla crescita economica», che infatti nel 2007 sarà inferiore a quella di quest’anno.
Spesa, poche correzioni. Dopo la forte espansione del 2006, nel 2007 «si registrerebbe una crescita della spesa pubblica che difficilmente vedrebbe ridurre la propria incidenza sul Pil». Insomma, secondo la Corte, aver puntato la manovra sulla parte fiscale lascia scoperto il fronte della spesa. La magistratura contabile esprime «perplessità» per il rinvio di riforme urgenti come quella previdenziale, e per il pubblico impiego. Secondo la Corte, il governo avrebbe dovuto agire sull’età pensionabile, e sulla contrattazione decentrata degli impiegati pubblici. Staderini ricorda inoltre che la spesa dei Comuni è aumentata, nel primo semestre 2006, del 3,5%, ed è quindi inevitabile che i tagli - anche se parzialmente annacquati ieri nell’incontro fra enti periferici e governo - portino a un incremento delle entrate fiscali locali. Sulla sanità, le misure adottate potrebbero consentire una stabilizzazione della spesa, «ma non mancano elementi che possono rendere ancora incerto il processo di risanamento», conclude Staderini.
Cdl, «la Corte ci dà ragione». Anche la Corte dei Conti, commenta il responsabile economico di Forza Italia Luigi Casero, «pensa come noi che nella finanziaria vi siano troppe tasse a carico dei cittadini: il governo penalizza il ceto medio e blocca lo sviluppo». Secondo Gianni Alemanno (An), quella di Staderini è una «stroncatura», mentre per Roberto Calderoli (Lega Nord) «Dracula ha colpito ancora, mettendo le mani nelle tasche dei cittadini». Silenzio imbarazzato da parte del centrosinistra. Il solo ministro della Sanità Livia Turco sostiene che per il suo settore le misure prese sono «sufficienti».
Dubbi anche alla Camera. Il servizio bilancio di Montecitorio, nel dossier sul decreto fiscale allegato alla Finanziaria, esprime alcuni dubbi: in particolare, i tecnici chiedono chiarimenti su come sono stati calcolati i 4 miliardi di euro dalla lotta all’evasione (con 460 milioni di effetto atteso sul fabbisogno). Altri dubbi emergono sul gettito delle norme su successioni e donazioni, e sugli oneri aggiuntivi per l’Anas, «che potrebbero ricadere sui saldi».