Corte dei conti: Pedemontana e Tem le strade più care d’Europa

Rapporto della Corte dei conti. I costi delle opere lombarde al di sopra anche della media italiana.
Brebemi la meno dispendiosa: 23 milioni a chilometro. Allarme lanciato
dai magistrati contabili: "Progetti al palo. Crescono i lavori
aggiudicati, in calo l’apertura dei cantieri"

Aumentano i costi delle opere per la mobilità, ma diminuiscono gli interventi. È la curva delle infrastrutture tra il 2002 e il 2007, fotografata dall’Osservatorio regionale sui lavori pubblici ed elaborata dalla sezione di controllo della Corte dei conti. E se in Italia - da sempre - gli interventi pagati dai contribuenti hanno sempre avuto dei costi superiori agli altri Paesi europei, non fa eccezione nemmeno la Lombardia. Un esempio? Un chilometro d’asfalto posato in Spagna costa tra i dieci e i 15 milioni di euro. Nella regione, fino a 53.
Luci e ombre, nelle duecento pagine di rapporto sulle infrastrutture realizzato dalla magistratura contabile. Perché se è vero che «la realizzazione degli obiettivi nel campo delle infrastrutture per la mobilità risulta per la maggior parte delle opere in linea con la programmazione», tuttavia esistono «alcune criticità». Primo, «non pare del tutto adeguata l’impostazione delle convenzioni stipulate» dalla regione Lombardia «con il soggetto operativo, Infrastrutture Lombarde spa, per le opere relative alla mobilità». Secondo, «si rende necessario un costante monitoraggio della spesa relativa all’azione di Infrastrutture Lombarde per le funzioni di concedente per conto della Regione, in rapporto alle risorse umane, strumentali e finanziarie impiegate dalla società operativa». Infine, «il sistema di valutazione di congruità della spesa sostenuta dalla Regione Lombardia per le attività di Infrastrutture Lombarde spa è rimessa a perizie che sembrano fondare conclusioni più su giudizi comparativi complessivi che su un’effettiva analisi dei costi interni alle singole fasi di realizzazione delle infrastrutture da parte della società». Il rischio, in altre parole, è che i cordoni della borsa pubblica si debbano aprire un po’ troppo.
E, in effetti, i costi delle «grandi opere» lombarde (Brebemi, Pedemontana, Tangenziale esterna Milano) sono ben al di sopra della media europea. Ma - sorpresa - anche di quella italiana (32 milioni a chilometro). Su tutte, la Tem, che avrà un costo medio per chilometro pari a 52,8 milioni di euro. Meglio, di poco, Pedemontana, che si ferma a 47,5 milioni ogni mille metri. Cifre che rendono «economica» Brebemi, con i suoi 22,87 milioni a chilometro.
In difficoltà, invece, il sistema aeroportuale. «La curva del valore degli interventi aggiudicati - scrive la Corte - segue quella del loro numero». Ossia, gli investimenti sono paralleli alle opere. Ma «si osserva un picco del valore delle opere aggiudicate nel 2006, che precipita quasi a zero nel 2007». E «la Regione stessa attribuisce tale fenomeno alla crisi Alitalia e al ridimensionamento della sua presenza nell’aeroporto di Malpensa». In crisi, poi, le ferrovie. In questo caso, sono sempre meno gli interventi aggiudicati ma non collaudati. Cosa che «sta ad indicare costanti ritardi nell’esecuzione delle opere». Un dato su tutti: meno della metà degli interventi aggiudicati nel 2002 è stato a oggi collaudato.
Infine, capitolo strade. Un altro dato preoccupante. «All’aumento delle opere aggiudicate non corrisponde lo stesso andamento nel numero degli interventi, che invece hanno un andamento decrescente». I progetti, insomma, ci sono. Ma sono fermi al palo. E il 2007 è l’anno in cui il divario è più marcato. Inoltre «emerge che l’aumento del valore delle opere è dovuto, almeno in parte, all’aumento dei prezzi». Ancora una volta, quindi, un richiamo sui costi.