Corte dei conti, poche denunce

Il presidente Bisogno: «Gli strumenti processuali sono inadeguati»

Patricia Tagliaferri

Sono ancora le consulenze esterne a tenere banco all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile regionale. Troppe, inutili e costose. Una pratica più che legittima - lo dice subito il pg della Corte dei conti del Lazio, Luigi Mario Ribaudo - ma a cui si continua a ricorrere in modo eccessivo. E poi c’è quello «scarso impegno delle amministrazioni nel denunciare i casi di danno erariale» che rende ancor più arduo il lavoro dei magistrati: se le istruttorie vengono avviate (quelle pendenti al 1° gennaio 2005 sono 4.613), sottolinea il procuratore, è nella maggior parte dei casi grazie alle notizie che provengono dagli organi di stampa, non certo per iniziativa degli enti pubblici. Tocca al presidente della sezione giurisdizionale del Lazio Vincenzo Bisogno affrontare il capitolo dell’«inadeguatezza degli strumenti processuali» a disposizione dei magistrati contabili, che lavorano su processi disciplinati da norme del 1934. «La sezione Lazio - dice Bisogno - si è dovuta cimentare nell’arduo compito di colmare con la giurisprudenza tutte le lacune, cercando di ricostruire un quadro sistematico guidato dai principi del giusto processo». Ampio spazio della relazione di Ribaudo è dedicata alle consulenze esterne, «strumento utilissimo per l’azione amministrativa». «Ma non è certo lecito - sottolinea però il Pg - travalicare l’obbligo di verificare preventivamente le condizioni poste dalla stessa legge, né servirsene per risultati solo ipotetici e inutili». Ribaudo ricorda la citazione depositata nel febbraio 2005 nei confronti del ministro Castelli e dei suoi predecessori (Fassino e Diliberto), di 5 sottosegretari, di alti dirigenti e funzionari del ministero di Grazia e Giustizia per 61 incarichi «corrispondenti a un danno erariale complessivo di oltre due milioni di euro». Altri fascicoli riguardano due ulteriori citazioni per un presunto danno di 450mila euro sempre legato al ricorso a professionisti esterni: a doverne rispondere saranno di nuovo il ministro e altri otto dirigenti di via Arenula. Le due citazioni riguardano il riordino del settore sanitario e farmaceutico nell’edilizia penitenziaria e una consulenza affidata alla società «Global brain partner» incaricata di valutare l’efficienza del sistema giudiziario. Nell’elenco dei presunti sprechi derivati da consulenze non proprio indispensabili (oltre quelle dell’Anas, dell’Arpa e dell’ex Iacp) un capitolo consistente riguarda la sanità e in particolare tre ospedali (San Camillo, Policlinico Umberto I e Sant’Andrea). Tra le istruttorie in corso, il Pg ricorda quella «sui danni derivati da illeciti nel settore sanitario con riferimento a doppi pagamenti per forniture». Si tratta, in particolare, dello stesso caso, relativo alle truffe ai danni della Regione messe in atto da alcuni membri delle Asl RmB e RmC con il sistema dei falsi mandati di pagamento, su cui stanno indagando i colleghi del penale. Vengono citati casi di malasanità e anche di «spreco per mancato utilizzo di apparecchiature sanitarie», come nel caso di 4 funzionari dell’Umberto I ritenuti responsabili dell’acquisto di strumenti radiologici mai utilizzati, per un danno superiore ai 2 milioni di euro. Dovranno comparire davanti alla Corte anche il generale Domenico Tria e l’appuntato Marco Lucioli, ritenuti responsabili di un danno all’immagine del ministero della Difesa per l’incidente dell’aprile 2001 sulla via del Mare.