La Corte dei conti setaccia le consulenze di Penati

Tutte le consulenze di Filippo Penati, nessuna esclusa, interesseranno la Corte dei Conti. A darne notizia è la Rsu della Provincia di Milano: infatti, la rappresentanza sindacale unitaria dei lavoratori ha deciso di verificare lo «spreco del denaro pubblico».
Decisione presa per conto e nome dei duemilacinquecento e passa dipendenti dell’amministrazione di via Vivaio che «tirano la cinghia, mentre i Penati-boys offrono contratti, incarichi e consulenze che, secondo gli ultimi dati, ammontano a qualcosa come quattro milioni di euro». Qualcosa come sei miliardi e seicento milioni di vecchie lire tra co.co.co e «incarichi di studio, ricerca e consulenza». Denuncia accompagnata dalle determine dirigenziali e dalle delibere di giunta, dove si scopre che c’è chi incassa ottocento euro al giorno e chi, in un anno, ne porta a casa 163mila.
«Golden boys scelti per competenza, preparazione e intelligenza» osserva Davide Gallina: «Si sa chi tanto vale tanto prende. Equazione che in Provincia si declina non solo attraverso l’analisi del curriculum vitae ma pure con la conoscenza - dagli amici ai parenti - e l’attaccamento alla bandiera o alla fede politica» continua semi-serio il segretario del coordinamento confederale (Cgil-Cisl-Uil) della Rsu. Stop al consulentificio di Palazzo Isimbardi, dove la promessa di Penati, «valorizzeremo veramente il lavoro e le competenze dei dipendenti», è rimasta sempre e solo promessa a due anni e più dalla conquista del palazzo.
Impegno messo nero su bianco nelle linee programmatiche di mandato e quotidianamente smentito da quel faldone di atti che danno «vita all’esercito penatiano» e che la Rsu presenta in copia ai magistrati contabili «mentre dobbiamo decidere se rivolgerci anche alla Procura della Repubblica, ma è una scelta che prenderemo in assemblea con tutti i lavoratori». E nel faldone spunta anche quell’ultima determina dirigenziale n.162 del 29 novembre 2006 firmata dal direttore della comunicazione Franco Maggi (portavoce del presidente, ndr.) che conferisce alla società Community un incarico «nella gestione dei rapporti con i media» per i prossimi sei mesi.
«Nulla di illegale sia chiaro, in questa decisione come negli altri provvedimenti» annotano dalla Rsu. Tutto secondo legge, con tanto di pareri di regolarità sia contabile sia di copertura finanziaria e poi fanno tanto amministrazione made in States, quella dove elementi pensano e studiano, riflettono ed elaborano. Peccato per un dettaglio: «L’opzione di legge che Penati, gli assessori e i dirigenti sfruttano è quella che gli consente di offrire un lauto stipendio ad esterni, quando all’interno, tra il personale in organico, non sarebbero reperibili adeguate risorse professionali. Be’, sempre la legge prevede che i sindacati siano avvisati prima e non dopo il misfatto». Messaggio chiaro. «Diciamo basta a questo by pass che la Provincia fa ai nostri danni». Sostantivo che per Cgil-Cisl-Uil si concretizza economicamente negli assessorati, dove ai direttori di settore «sono affidati soldi una tantum da distribuire ai lavoratori senza alcun criterio soggettivo». Pioggia di euro che, sostiene la Rsu, «cadrebbe» sempre sui «soliti»: quelli che a due passi da piazza San Babila, al civico 1 di via Vivaio, hanno trovato il Paradiso.